Connect with us

Cerca articoli

Calcio

Calcio e Razzismo: tra modifiche e belle parole, riusciremo davvero a risolvere il problema?

Calcio e Razzismo: tra modifiche e belle parole, riusciremo davvero a risolvere il problema?

Torna in prima pagina la questione razzismo nel calcio, dopo che il portiere del Milan Mike Maignan durante il riscaldamento prima del match tra Juventus e Milan all’Allianz Stadium, è stato vittima di insulti discriminatori, per i quali è stata aperta una indagine per identificare i responsabili.

Il neo portiere rossonero ha così commentato: “Domenica sera all’Allianz Stadium alcuni tifosi bianconeri mi hanno preso di mira con insulti e grida razziali. Cosa volete che dica? Che il razzismo è sbagliato e che quei tifosi sono stupidi? Non si tratta di questo. Non sono né il primo né l’ultimo giocatore a cui questo succederà. Finché questi eventi vengono trattati come “incidenti isolati” e non viene intrapresa alcuna azione globale, la storia è destinata a ripetersi ancora e ancora e ancora”.

Una circostanza che, purtroppo, non è nuova nella Serie A e che negli scorsi anni si è manifestata con frequenza, evidenziando quanto ancora sia lunga la strada per estirbare il germe razzista.

Nel 2019 era stato il turno dei tifosi del Cagliari, con insulti e buu razzisti per l’orma ex gigante dell’Inter Romelu Lukaku. In quell’occasione, incredibilmente, a sminuire la gravità della faccenda furono addirittura gli stessi tifosi neroazzurri. Pochi giorni dopo è toccato a Franck Kessie ad essere vittima di cori discriminatori da parte dei supporter del Verona. Lo stesso giocatore insieme al compagno Bakayoko sono stati presi di mira qualche settimana fa dai tifosi della Lazio in occasione della sfida contro il Milan. Un episodio che ricalcava quanto accaduto agli stessi rossoneri nel 2019 sempre contro il club capitolino.

Si ripropone, quindi, puntualmente il problema del razzismo in ogni domenica della nostra Serie A, malgrado la stretta che il movimento calcistico italiano aveva imposto nel 2018. Il 26 dicembre 2018, infatti, il calciatore senegalese del Napoli, Kalidou Koulibaly fu oggetto di cori razzisti, durante il match tra l’Inter e il Napoli, da parte della curva in cui si trovavano gli ultras nerazzurri.

Tale episodio, come detto prima, ebbe una serie di risvolti nel mondo del pallone italiano e non solo. Sono state infatti moltissime le voci che si sono alzate da più parti, calcistiche e non, e che hanno cercato di dire la loro per tentare di fermare quello che può essere considerato come una vera e propria piaga.

Per cercare di trovare una soluzione a tale situazione si sono mobilitati i massimi vertici del calcio italiano. Nel febbraio 2019, il consiglio federale della FIGC, ha optato per il cambiamento della procedura per la sospensione temporanea delle partite in caso di cori razzisti: il nuovo regolamento prevede che già al secondo richiamo, per tale tipo di episodi, la partita in corso potrà essere sospesa. Contemporaneamente, però, si mette bene in chiaro che, per arrivare alla sospensione definitiva del match, fondamentale è e rimane la decisione dell’autorità responsabile per l’ordine pubblico.

La questione su come trovare veramente una soluzione a tale problema come quello del razzismo negli stadi non è per nulla risolta, anzi. Le stesse parole di Gabriele Gravina, presidente della FIGC, fanno capire che anche ai piani alti la situazione non è del tutto ben chiara.

Abbiamo voluto inserire anche le esimenti e le attenuanti, perché va premiato il tifo positivo e che deve sovrastare i buu e i cori discriminatori di quei tifosi che vogliamo far fuori dal nostro sistema. Queste le parole dello stesso Gravina che ha, infine, aggiunto: “Dobbiamo far sì che ci sia una certificazione di qualità dei tifosi. Purtroppo sospendere una partita è qualcosa che punisce eccessivamente. Per questo quando si va al centro del campo si vedrà chi sono i tifosi buoni e quelli non buoni. Dobbiamo evitare di togliere il fascino dello sfottò, con epiteti e goliardia, ma quando si va sul pesante si deve capire che si offende la dignità di un popolo”.

Quello razzista, purtroppo, è un virus che non riguarda solo il campionato del Belpaese. Sono infatti molti gli stati, europei e non, che negli ultimi tempi hanno dovuto affrontare, anche in ambiti sportivi differenti da quello calcistico, tale tipo di problema.

Emblematico resta, per più di una ragione, ciò che accadde nell’aprile 2014 in America e che vide coinvolto uno dei più importanti magnati del campo immobiliare d’oltreoceano: Donald Sterling. Questo personaggio, all’epoca proprietario della squadra di basket NBA dei Los Angeles Clippers, venne intercettato mentre, durante una telefonata con la sua fidanzata, usava espressioni fortemente razziste.

“Non portare persone di colore alle partite. Nemmeno Magic Johnson”: queste le parole esatte di Sterling che tiravano in ballo anche una delle stelle più famose della storia della pallacanestro americana. Per questo fatto si prese una decisione drastica: non solo il magnate fu costretto a vendere i Clippers, ma fu anche sospeso a vita dal mondo del basket d’oltreoceano per volere della NBA, la massima lega professionistica di pallacanestro degli Stati Uniti d’America.

Tornando in Europa, il problema del razzismo si è fatto di nuovo vivo anche in un campionato, la Premier League inglese, che, da vari anni e per numerosi motivi, era considerato il modello perfetto di calcio da esportare a livello mondiale grazie a stadi ultra-moderni, sempre pieni e con l’incubo hooligans debellato da circa 20 anni.

Nel dicembre 2018, però, sono stati più di uno gli episodi che hanno fatto crescere qualche dubbio su questo “giardino dell’Eden” del pallone mondiale. Durante il derby londinese tra Arsenal e Tottenham, venne lanciata una banana all’indirizzo dell’attaccante franco/gabonese dei Gunners, Pierre-Emerick Aubameyang.

Il tifoso degli Spurs, autore del gesto, non rimase nell’ignoto a lungo. E’ stato, infatti, prontamente individuato e gli è stata inflitta una pena a dir poco esemplare: espulsione a vita dal Wembley Stadium, il mitico stadio londinese della nazionale di calcio.

Pochi giorni dopo, però, si è verificato un altro episodio del genere. L’8 dicembre durante la partita Chelsea-Manchester City, il difensore inglese di origine giamaicana dei citiziens, Raheem Sterling, ha accusato un tifoso della squadra di Stamford Bridge di avergli rivolto delle frasi razziste. Anche in questo caso l’autore del gesto è stato prontamente individuato ma si è difeso affermando che ciò che aveva detto, vale a dire la parola “manc” (traducibile in italiano con il termine “mancuniano”), non poteva rientrare nel campo del razzismo perchè si riferiva alla squadra di appartenenza dello stesso Sterling e non al suo colore della pelle. L’esterno dei Citizens è stato di nuovo al centro di discriminazione durante la partita per le qualificazioni di Euro 2020 tra Inghilterra e Bulgaria. Un tifoso bulgaro, infatti, reo di averlo insultato è stato prima cacciato dallo Stadio e poi arrestato. Cosa che in Italia, nei fatti, non accadrebbe mai.

Non scordiamoci inoltre che, in Inghilterra, sono presenti milioni di telecamere praticamente in ogni angolo ed in ogni strada. Anche negli stadi d’oltremanica la situazione non cambia e sinceramente, chi scrive, non pensa che ciò possa essere un modello da esportare anche nel Belpaese.

Ve lo immaginate come la prenderebbero i gruppi ultras delle varie squadre italiane, che reputano gli spalti di uno stadio come una vera e propria “zona franca” in cui portare avanti qualsiasi tipo di interesse personale, se sapessero di essere ripresi, da ogni angolazione possibile, da un sistema di sorveglianza a circuito chiuso? Noi sì ed è per questo che speriamo che si riesca a trovare una soluzione più efficace che non rischi di portare ancora più problemi in un mondo, come quello del calcio italiano, che è già malato sotto numerosi punti di vista.

Sulle differenze tra il calcio inglese (ma non solo) e quello italiano circa il trattamento di questi atteggiamenti vergognosi oltre che fuori legge, disse la sua anche Edin Dzeko, quando ancora vestiva la maglia della Roma: “Penso che il razzismo sia un problema più grande in Italia rispetto ad altri Paesi, specialmente in Inghilterra. Spero, per il bene degli altri giocatori, che queste cose finiscano e che la Federazione possa vederlo e provare a fermarlo in ogni modo possibile.”

Insomma, una risposta deve essere trovata ed in fretta. Ma si deve partire da un punto imprescindibile: passare dalle semplici e belle parole ai fatti concreti. In caso contrario il traguardo da raggiungere, espellere il razzismo dal calcio italiano, sarà l’ennesima bella favola da raccontare.

 

A cura di

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Da non perdere

Calcio

Matthias Sindelar, il patriota anti Hitler Ieri, 23 gennaio, ricadeva l’anniversario della morte, datato 1939, avvenuta in circostanze misteriose di Matthias Sindelar, il fenomeno...

Calcio

Rogerio Ceni, molto più che un portiere Quando si è piccoli e ci si affaccia per la prima volta al mondo del pallone, l’unico...

Altri Sport

“La Guerra meno lo sparo”: la stroncatura dello Sport secondo George Orwell Il 21 gennaio 1950 moriva lo scrittore inglese Eric Arthur Blair, da tutti conosciuto...

Calcio

Dino Viola, l’educatore Il 19 Gennaio 1991 moriva Dino Viola, indimenticabile presidente della Roma, che ha lasciato un segno indelebile nel cuore dei tifosi...

Calcio

Luciano Re Cecconi: il tragico destino di un giocatore che veniva dal futuro Si ricordava ieri la morte, avvenuta il 18 gennaio 1977, di ...

Basket

Don Haskins, il Martin Luther King bianco del Basket americano Si è festeggiato ieri negli Stati Uniti il Martin Luther King Day, per celebrare...

Calcio

Mario Jardel e quei saluti calorosi sotto la curva sbagliata Con il calciomercato invernale nel vivo, riviviamo la storia di un bomber dal grande...

Calcio

La faccia di Cyrille Regis, pioniere della lotta al razzismo Il 14 gennaio 2018 moriva Cyrille Regis, il calciatore che durante la sua carriera...

Calcio

Il calcio è una chiave per vincere il dolore di un bambino mai nato Ci sono molti modi per esorcizzare il dolore. C’è chi...

Storie di Sport

Andrea Whitmore-Buchanan: se il destino è più infame anche del razzismo Ieri si ricordava la morte, datata 1982, di Andrea Whitmore Buchanan, la talentuosa...

Calcio

Milan-Roma: la distanza non è solo nei chilometri Oggi alle ore 18.30 si sfideranno a San Siro due squadre che rappresentano due città così...

Calcio

Wimbledon ’88, la gloria dei bastardi Per i 57 anni compiuti oggi da Vinnie Jones, vi raccontiamo in FA Cup della squadra più scorretta di...

Gioco Pulito è una Testata giornalistica registrata presso il Tribunale Civile di Roma – Autorizzazione N° 184/2018 del 22-11-2018 Società Editrice Io Gioco Pulito srls - Direttore Responsabile Antonio Padellaro