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Calcio e Covid-19: la speranza nei ragazzini

Calcio e Covid-19: la speranza nei ragazzini

Il Covid-19 ha messo in ginocchio il nostro paese. ma i ragazzini che giocano a “pallone” possono aiutare a ritrovarci.  Semplicemente…

Tutto fermo, figli abbandonati al loro destino, genitori al lavoro, scuole chiuse sino a settembre (7 mesi). Potrebbe sembrare una situazione ormai normalizzata ma non lo è e non lo sarà mai.

Pensiamo a tutti i ragazzini italiani che in questo momento non possono giocare con gli altri perché le “norme” non lo consentono.

I nostri “politici” hanno capito che questi ragazzini non ce la fanno più e che sono arrivati ad un livello di sopportazione ormai che sta sfociando nelle patologie più strane?

Riescono, i nostri politici, a immaginare quante ore questi giovani passano sul “cellulare” a perdere tempo e a vivere una virtualità che li sta trasformando in qualcosa che di umano ha sempre di meno?

Io sono convinto che i nostri ragazzi dal 18 maggio usciranno da casa, magari non potranno andare nei campi sportivi, nelle scuole calcio a scimmiottare allenamenti dei calciatori prò. Forse torneremo a vedere per strada o nei parchi (per favore tagliate le erbacce e cacciate i cinghiali) quelle lunghe partite che iniziavano subito dopo pranzo e che finivano subito prima di cena, quando tua madre “disperata” ti chiamava per la quarantesima volta per dirti che la cena era pronta.

Saranno giocate partite senza allenatori, senza arbitri, senza genitori ingombranti. Non ci sarà più un allenatore a comporre due squadre tatticamente preparate per affrontare la difficilissima gara del campionato provinciale Under 15 per scegliere la formazione vincente.

La scelta questa volta sarà fatta da due capitani che rispettando l’ordine decrescente del valore tecnico dei compagni comporranno due squadre equilibrate.

E se i ragazzi sono dispari? Nessuno al giocatore in più, gli darà una casacca di un colore diverso per giocare da Jolly (quello che gioca con tutti e con nessuno) ma semplicemente sarà scelto tra lui e il pallone (famoso palla o scarto).

Tranquilli non ci sarà nessuno psicologo a intervenire per la scelta, a studiare le dinamiche che essere considerato “scarto” comporta …. anche perché dopo un nano secondo lo “scarto” sarà inserito perfettamente a giocare con la squadra con un giocatore in più (superiorità numerica 😊 ). Il colore delle maglie? Pensate che un ragazzino che gioca a “pallone” possa far fatica a riconoscere immediatamente i suoi compagni di squadra (ciaone pscicocinetica 😊 ).

Gli scarpini da 300 Euro?

Lasciati a casa per “giocare” veramente con gli amici puoi anche giocare con le scarpe da 10 Euro, non devi vincere altrimenti l’allenatore ti cambia, non devi convincere l’osservatore che è venuto a vederti che sei un fenomeno, devi soltanto giocare, urlare, “sbucciarti” le ginocchia, abbracciarti con i compagni ma anche litigare per un intervento brusco o per una “busta” di troppo, potrai dribblare correre come e quanto vorrai senza che gli “scienziati” ti mettano il cardiofrequenzimetro e controllino gli spostamenti con il drone.

Quanto tempo?… a volte anche quattro ore. Come torni a casa?

Distrutto, felice, ferito, ma dopo una grande doccia fatta a casa, senza passare al bar del cento sportivo per prendere un integratore e una barretta energetica post sport, puoi tranquillamente raccontare ai tuoi genitori che ti sei divertito e che sei felice.

Questo maledetto Covid-19 ci ha tolto decine di migliaia di affetti importanti, ci ha messo in ginocchio come Paese-economico e come Paese-comunità.

Speriamo almeno che da queste macerie possano rinascere delle generazioni sane che trovino nei semplici valori e regole del “pallone”, la forza per far ripartire questo Paese. Coraggio ragazzi segnare una porta con due sassi in un prato è una cosa fantastica. Ma sarà ancora più TOP (come dite voi) se vi ritroverete come comunità.

Enrico Fabbro
A cura di

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