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Calcio e Coronavirus: è possibile NON litigare almeno su questo?

Calcio e Coronavirus: è possibile NON litigare almeno su questo?

“The Show Must Go On”. E’ questa la prima cosa a cui ho pensato quando ho cominciato a leggere, in questi giorni caratterizzati dalla pandemia Coronvarius, le notizie sulle varie dispute interne al mondo del pallone nostrano su quando far riprendere la stagione.

Il campionato di calcio del Belpaese difatti, come era giusto che sia, è stato interrotto ad inizio marzo dopo che si era capito che questo virus contro cui stiamo combattendo giornalmente era un qualcosa di più grave di una “semplice influenza”. Purtroppo, però, dopo il periodo di pace nazionale che abbiamo attraversato nelle ultime due settimane sono riprese, anche all’interno dell’ambito calcistico, le varie prese di posizione su quando far eventualmente ripartire la Serie A 2019/2020.

Determinati presidenti di alcune società calcistiche, Lotito della Lazio e De Laurentiis del Napoli, spingevano per riprendere gli allenamenti delle loro squadre già nel corso di questa settimana.

Come motivazione per questa folle scelta vi era l’idea, messa in chiaro, del presidente della FIGC Gabriele Gravina di far tornare i giocatori in campo ad inizio maggio, magari nel weekend di sabato 2 e domenica 3 maggio 2020.

Chi scrive non è certo un medico nè un virologo e non può dare lezioni su quando e come questo virus smetterà di contagiare ed uccidere. Di certo però a me, come credo anche alla maggior parte delle persone che abbiano un minimo di buonafede, pare assurdo poter fare una benchè minima previsione su quando far ricominciare il campionato.

Non solo perchè non si sa quanto tempo ancora il covid19 ci costringerà a rimanere chiusi in casa e a tenere quel “distanziamento sociale di sicurezza”. Ma anche perchè, in tempi non sospetti, si è deciso comunque di scendere in campo e alcuni calciatori che militano in diverse squadre del massimo torneo calcistico sono risultati positivi al coronavirus e quindi costretti a dei veri e propri periodi di quarantena.

I malpensanti credono che la “sfida”, perchè non trovo altro termine per descrivere tale presa di posizione, di Lotito e De Laurentiis sia stata portata avanti per puri interessi personali. Il presidente della Lazio, vista la stagione molto importante che la sua squadra sta portando avanti, probabilmente non voleva che si arrivasse ad una cancellazione della stagione in corso.

Il patron dei biancoazzurri partenopei, invece, avrà magari messo in primis le conseguenze finanziarie che questa storia avrà sull’intero panorama calcistico italiano. Conseguenze che almeno per ora, come i tempi di ripresa, sono incerte alla totalità degli addetti ai lavori.

Per fortuna, nelle ultime ore, la situazione sembra essere tornata alla normalità. Gravina, infatti, ha fatto un passo indietro ed ha dato altre due date per far eventualmente ripartire la fase finale della stagione, quelle del 10 e del 17 maggio 2020. Al contempo, inoltre, si è dovuto cominciare anche a pensare ad un eventuale stop definitivo per poter ricominciare direttamente con il campionato 2020/2021.

La Lazio, dal canto suo, ha comunicato con una nota ufficiale sul proprio sito internet che la ripresa degli allenamenti, prevista inizialmente per lunedì 23 marzo, è stata rinviata a data da destinarsi. Stessa cosa ha dovuto fare il Napoli che si era data appuntamento per mercoledì 25.

Adesso solo il tempo e gli sviluppi legati al virus ci diranno cosa ne sarà del mondo del pallone nostrano. Di sicuro però, ancora una volta a dettare legge tra i piani alti del pallone nostrano, sono stati meri interessi personali ed il sempre presente “Dio Denaro”.

Vorrei chiudere il pezzo sottolineando che quelli che sono sembrati più vicini ai medici e a chi soffre, almeno finora, sono stati coloro vengono descritti come i veri teppisti del sistema calcio italiano: gli ultras. Nelle ultime settimane, ad esempio, sono stati numerosi i gruppi delle curve degli stadi da Nord a Sud italia che hanno fatto partire delle collette per supportare chi ogni giorno combatte per salvare vite e per controllare l’espansione del Covid19.

In questo ambito, inoltre, ci sembra giusto mettere in risalto una presa di posizione in particolare: quella degli ultras del Brescia, la squadra di una delle città più colpite dal coronavirus che ha portato alla morte di decine di persone del luogo.

Pochi giorni fa i supporter della Curva nord dello stadio Rigamonti hanno deciso che, in caso il campionato venga ripreso, essi non si recheranno più sugli spalti di casa nè in trasferta per supportare i loro beniamini. Di seguito vi riportiamo il testo integrale del comunicato perchè ci sembra che tali parole facciano capire molto riguardo questa decisione degli ultras bresciani:Troppe lacrime, troppi morti. Troppe sono le pagine di necrologi che riempiono i nostri giornali di persone che continuano a morire nella solitudine di un letto d’ospedale lontano dall’affetto dei propri cari che, rinchiusi nelle proprie case, vengono avvisati della triste perdita da una telefonata. È proprio la frustrazione derivante dall’impossibilità di stare vicino a chi di noi sta soffrendo e a chiunque è in prima linea a rischio della propria vita, che abbiamo deciso che La Curva Nord Brescia, all’eventuale ripresa del campionato e riapertura degli stadi, non torneremo a tifare sugli spalti in osservanza di un doveroso rispetto per tutti coloro che stanno soffrendo in questo drammatico periodo”.

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