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Catania: come prima, più di prima. Il club etneo impegnato in una faticosa rinascita

C’è una città che resta accattivante nonostante i problemi, perché spesso rivela una grande capacità di rigenerazione cancellando i pregiudizi e lasciando emergere sorrisi imprevisti sotto forma di storie incoraggianti che nascono dalle difficoltà: è Catania. I Catanesi rinascono sempre, un po’ come accade al Calcio Catania che è una favola anche così, senza scudetti e senza promozioni, senza vittorie e senza clamori: è la favola del coraggio di chi, partendo dai ricordi ma non fermandosi agli stessi, prova a scrivere una storia di semplice impegno per tornare com’era, anzi, meglio. Così come ha ripetuto più volte l’Amministratore Delegato del Calcio Catania Pietro Lo Monaco, la squadra è per i catanesi non la semplice espressione della passione domenicale, ma un autentico oggetto di devozione e desideri ai confini dei sogni di grandezza. E proprio questo senso di appartenenza ha permesso al Catania di sopravvivere, prima, e di rinascere, adesso. Ma facciamo un passo indietro. Mettiamo ordine con una breve cronistoria recente del club con lElefante sullo stemma.

Nel 2006, con Pietro Lo Monaco dirigente plenipotenziario al timone della società di Nino Pulvirenti, il Catania ritorna in Serie A dopo 22 anni e nelle stagioni successive vive momenti magici, toccando i massimi livelli nella storia del club e garantendosi costantemente la preziosa e fondamentale permanenza nel “calcio che conta”.

Sono anni di grandi campioni del calibro di Giuseppe Mascara, Jorge Martinez, Gionatha Spinesi, Matias Silvestre, Maxi Lopez, Juan Manuel Vargas, Gonzalo Bergessio, Pablo Barrientos, Nicolas Spolli e Alejandro Gomez, (oggi tra i calciatori più in forma in serie A) e tra questi anche calciatori che, una volta valorizzati dal Catania, spiccano il volo a suon di milionarie plusvalenze, e di strutture tra le più belle e moderne d’Europa, come Torre del Grifo Village, sapientemente immaginata e realizzata investendo con lungimiranza gli stessi introiti. Chi osserva il magnifico Centro Sportivo a Mascalucia non può che accertarne la bellezza: i top club italiani non dispongono di una struttura così funzionale e avveniristica. Il Catania è in quel momento storico una macchina perfetta, un’azienda efficiente e con i conti in ordine che si mantiene magnificamente ad alti livelli, ma è anche e soprattutto, una fonte di spettacolo e di orgoglio per la città che, nell’ambito di una graduale ed esaltante crescita, riscrive anno dopo anno i record della storia del Catania e comincia a sognare la qualificazione alle competizioni europee. Nel 2012, però, è black-out: il sodalizio professionale Pulvirenti-Lo Monaco si conclude bruscamente. L’annata successiva è comunque da incorniciare: ottavo posto in Serie A, miglior piazzamento rossazzurro nell’Olimpo del calcio italiano. Molti osservano: il sistema Lo Monaco ha consentito al Catania di giovarsi del lavoro fatto in precedenza, la società rossazzurra ha accantonato le provviste per i tempi duri ed ha saputo reggere l’urto della partenza. Ma nei due anni successivi crolla tutto. Cicloni sportivi, giudiziari ed economici spazzano via il modello Catania, prima retrocesso sul campo in B e poi spedito in terza serie nello scandalo. L’estate scorsa, dopo un’annata transitoria e deludente in cui tutto era apparso precario e instabile, Lo Monaco torna al timone del Calcio Catania. E, rimettendo in moto la macchina rossazzurra, dichiara: “È l’ultima grande sfida della mia carriera, voglio riportare questa società che amo, questo figlio chiamato Catania, laddove era e laddove merita di stare: in Serie A. Ci vorrà del tempo, ci vorranno sacrifici, sarà difficilissimo ma ci riusciremo. Lo stadio tornerà pieno, l’entusiasmo tornerà ed i risultati arriveranno”. Il Catania, oggi, sta lottando: è vivo. Vive un’epoca di sacrificio, è vero, e non è più al centro dell’attenzione nazionale, né in positivo ma, stavolta, nemmeno in negativo.

Per provare ad estrarre il Catania dalle sabbie mobili della “Lega Pro”, l’odierna Serie C, Lo Monaco ha richiamato alcuni calciatori del tempo che fu: Marco Biagianti, capitano di ieri e di oggi, e Giovanni Marchese, siciliano che ha scritto alcune pagine tra le più belle della storia del club rossazzurro contribuendo alla promozione in A e all’ottavo posto nella massima serie. Sono loro i punti di riferimento per esperienza e legame emotivo. E poi i nuovi emergenti: il portiere Matteo Pisseri, tra i migliori della categoria, il brasiliano Drausio Gil ed il serbo Stefan Djordjevic, che potrebbero crescere in rossazzurro fino ad affermarsi in Serie A. Senza dimenticare elementi come Andrea Mazzarani, Andrea Russotto, Dario Bergamelli, Domenico Di Cecco ed il giovane catanese Andrea Di Grazia, tutti all’altezza di un proscenio più importante, alcuni in organico già dallo scorso anno. Non sarà facile, il Catania con ogni probabilità concluderà questo campionato in una posizione utile per i playoff, spareggi che metteranno in palio un solo posto in Serie B per 28 squadre. Nel mese di Gennaio arriveranno altri “rinforzi”, soprattutto è atteso l’attaccante che dovrà assicurare i gol necessari per tenere vivo il sogno del riscatto ma bisognerà realizzare un’autentica impresa, per conquistare la promozione già quest’anno a dispetto della penalizzazione. Per un’impresa simile serviranno cuore e testa: Calcio Catania, appunto

Angela Failla
A cura di

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