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Calcio a Natale: innovazione per ‘noi’, ostacolo per ‘loro’. Chi ha ragione?

La meravigliosa tradizione del Boxing Day e del calcio inglese che nel periodo natalizio tocca il suo apice di partite racchiuse in pochissimi giorni (se non, talvolta, ore) per favorire le famiglie ad andare allo stadio finalmente al completo, tra giornate libere dal lavoro per gli adulti e vacanze scolastiche per i più piccoli, potrebbe presto vedere la fine.

Il numero uno della Premier League, Scudamore, ha confermato che sono in corso di svolgimento dei colloqui con la Football Association per dibattere sulla possibilità di una lunga pausa invernale, come avviene da sempre nel nostro campionato. Al momento, tuttavia, non si può dire con certezza se e quando tale modifica verrà introdotta.

Da tempo, ormai, si parla di un calendario inglese eccessivamente colmo di impegni, tra campionato e ben due coppe nazionali (FA Cup e Coppa di Lega); una delle accuse, peraltro mossa durante il proprio periodo come ct inglese anche da Fabio Capello, a tale sistema riguarda il fatto che i calciatori giungono poi stravolti al termine della stagione e falliscono puntualmente nei grandi impegni internazionali con la maglia dei Tre Leoni. “C’è bisogno di una pausa a Natale per permettere agli atleti di ricaricare le batterie” affermò il tecnico di Pieris.

Una causa perorata anche da Sam Allardyce, appena scelto come successore di Roy Hodgson sulla panchina della nazionale inglese. Durante la conferenza stampa di presentazione, l’ex allenatore del Sunderland ha affermato che probabimente è giunto il momento di stabilire questa ‘benedetta’ pausa invernale per non andare più incontro a brutte figure, come avvenuto anche all’Europeo di un mese fa contro la matricola Islanda. L’Inghilterra del pallone, sostanzialmente, è stanca di perdere, a livello nazionale, a partire dal 1966 e sembra aver deciso di provarle tutte.

Dall’altra parte, tuttavia, ci sono la storia e una tradizione ultracentocinquantennale. Il 26 dicembre allo stadio per l’ormai arcinoto Boxing Day o il festeggiamento del primo giorno del nuovo anno sulle tribune dello stadio della propria squadra del cuore hanno fatto innamorare tanti appassionati inglesi e non solo; dalle nostre parti infatti, spesso siamo i primi ad ammirare l’esempio mostratoci oltre la Manica.

A Sky Sports UK, Scudamore ha dichiarato: “Allardyce è una persona molto coerente. Lui è a favore della pausa invernale da molto tempo, così come è accaduto con tutti gli ultimo ct. Noi non siamo contro lo stop natalizio e lo dimostrano i fatti: stiamo parlando con chi di dovere (FA e Football League) per provare a portare a termine tale progetto. I colloqui sono in corso di svolgimento ma non so quanto siamo vicini alla fumata bianca in merito alla vicenda”

Scudamore è ben consapevole che ci saranno opposizioni al cambiamento ma non sembra curarsene troppo: “E’ ovvio che, anche se i tre soggetti coinvolti nella discussioni arrivassero ad un accordo, ci sarebbero proteste da parte di alcuni club e, soprattutto, dei tifosi, immagino. Si vedrà. Noi intanto andiamo  avanti a trattare per rendere la pausa invernale realtà ma non ho idea di come e quando finirà. Se fosse stato facile, avremmo già concluso il tutto da tempo.

Nel frattempo, Martin Glenn, capo esecutivo della Football Association, ha rivelato che il nuovo accordo tv ultramilionario impedirà sicuramente di effettuare una pausa nel momento della stagione inglese ritenuto clou anche da tanti appassionati all’estero. Glenn poi ha affermato che, a suo modo di vedere, prima della stagione 2019/2020 non accadrà assolutamente nulla.

Si tratta, dal nostro punto di vista, di un processo piuttosto curioso: da anni, infatti, in Italia si dibatte sull’esatto contrario, ovvero sulla possibilità di introdurre anche in Serie A delle giornate da disputare durante le feste natalizie, esportando così il (vecchio ormai?) modello anglosassone, per aumentare il tasso di spettacolo e rendere il calcio del Belpaese maggiormente al passo con i tempi.

A questo punto, però, il dubbio sorge spontaneo: chi ha ragione, ‘noi’ o ‘loro’? Chi può essere considerato ‘moderno’ e chi ‘antiquato’?

Matteo Luciani
A cura di

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto e laureato in Lingue e Letterature Europee e Americane presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata. Appassionato, sin dall'età più tenera, di calcio, adoro raccontare le storie di “pallone”: il processo che sta portando il ‘tifoso’ sempre più a diventare, invece, ‘cliente’ proprio non fa per me. Nel 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste”, mentre nel 2019 sono diventato giornalista pubblicista presso l'Ordine del Lazio

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