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“Calciatori gay? Giocherebbero meglio se facessero coming out”

Sembrano non voler accennare a placarsi le polemiche ed i dibattiti in Inghilterra riguardo alla possibilità che i calciatori gay riescano finalmente a fare ‘coming out’ senza poi dover finire forzatamente nell’occhio del ciclone di tifosi (soprattutto) ed addetti ai lavori.

Il marciatore britannico Tom Bosworth e l’ex star della NBA John Amaechi hanno affermato davanti ai parlamentari del paese della Regina Elisabetta che gli atleti omosessuali migliorerebbero senza dubbio in maniera esponenziale le proprie performance se riuscissero ad essere in grado di focalizzarsi unicamente sui propri appuntamenti sportivi piuttosto che sulla fatica di doversi ‘nascondere’ rispetto al mondo intero.

In tal senso, Bosworth ha aggiunto che un calciatore gay (ma in questo caso l’esempio può essere tranquillamente ampliato a molti più campi) non in grado di fare coming out per paura “ovviamente non può godersi la vita al massimo, come invece tutti gli altri che esprimono e vivono senza problemi la propria sessualità“.

L’atleta olimpico, giunto sesto nella 20 km di Rio 2016, ha affermato che ha potuto testare la veridicità di tale affermazione in prima persona. Le sue prove, infatti, sono notevolmente migliorate rispetto ai tempi in cui egli ancora non aveva dichiarato apertamente di essere omosessuale.

Amaechi, invece, ex cestista di Cleveland Cavaliers, Orlando Magic e Utah Jazz tra gli anni Novanta e Duemila, ha detto di essere in costante contatto con molti calciatori gay che tuttavia rifiutano categoricamente l’idea di esporsi in pubblico riguardo all’argomento perché troppo preoccupati da quelle che poi potrebbero essere le reazioni di un mondo tradizionalmente maschilista fino all’eccesso: “Se anche un 1% dell’energia di questi ragazzi al momento è sprecato a causa dello stop che devono imporsi sull’argomento in questione, c’è già una differenza, seppur minima magari, rispetto agli atleti che sono eterosessuali e non devono affrontare situazioni del genere all’interno della propria vita privata”.

 La BBC lanciò tempo fa un sondaggio ai tifosi che vivono in Inghilterra: avreste problemi se un calciatore della vostra squadra dichiarasse apertamente di essere omosessuale?

L’82% degli intervistati ha risposto che non cambierebbe assolutamente nulla. Soltanto l’8% di essi ha espresso un parere nettamente contrario a tale opzione.

Bosworth e Amaechi hanno suggerito ai parlamentari britannici di moltiplicare gli sforzi per permettere al mondo di calcio di accettare l’idea che anche nel proprio campo ci siano atleti gay; un esempio proposto da Amaechi concerne la possibilità di rendere molto più severe le punizioni per gli insulti omofobi nei confronti dei calciatori.

Bosworth, infatti, ha specificato che ”il mondo dell’atletica inglese è stato di enorme supporto nei miei confronti quando ho preso la decisione di fare coming out. Mi sono sentito molto fortunato in tal senso. Nel calcio inglese, e non solo, invece, non mi sembra che le cose vadano allo stesso modo”.

A sostenere la medesima tesi del marciatore, proprio Amaechi: “Conosco tanti calciatori gay che sono sicuri di una cosa: in caso di coming out, andrebbero incontro a grossi problemi con le proprie società. Nel 2017, questo non è accettabile.”

Che sia davvero giunto il momento, anche nel calcio, di un cambiamento epocale?

 

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