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Bert Trautmann: Giocare e vincere con il collo rotto

Bert Trautmann: Giocare e vincere con il collo rotto

Il 19 luglio 2013 moriva Bert Trautmann, il portiere tedesco che ci ha dimostrato come uno spirito di ferro e una determinazione fuori dal comune siano in grado di prevalere anche su situazioni che sembrano ormai compromesse. Vi raccontiamo la sua storia.

Tutto comincia in una zona borghese di Brema nel 1923, nella quale il giovane Bernhard Bert Trautmann inizia a praticare sport a livello amatoriale, pallamano, atletica e calcio, tutti con grande successo, tanto da unirsi, nel 1933, alla Jungvolk, associazione giovanile che confluirà nella cosiddetta “Gioventù Hitleriana”. Nel ’41 però, con la Guerra che imperversa, Bernhard è costretto ad arruolarsi, e inizia a lavorare come apprendista meccanico, prima di unirsi alla Lutwaffe come paracadutista. Viene spedito prima in Polonia e poi in Ucraina, ricevendo alla fine delle due missioni ben 5 medaglie al valore, compresa una Croce di Ferro di prima classe. La guerra sta volgendo al termine, e per Trautmann si prospetta un’ultima missione, in Normandia questa volta, consapevole che dovrà affrontare lo sbarco dei soldati americani, decisamente più numerosi e organizzati.

Dopo essere sopravvissuto al devastante bombardamento di Kleve, comprendendo l’imminente pericolo, decide di scappare, facendo attenzione però ad evitare sia l’esercito statunitense che quello tedesco, che potrebbe considerarlo un disertore punibile con la fucilazione. Pochi giorni dopo però, due soldati americani lo catturano, ma Bernhard riesce incredibilmente a scappare. Incontra però un soldato inglese, che, come ha raccontato più volte, gli rivolge queste parole “Ciao Fritz, voglia di un tazza di tè?”. Viene catturato e, dopo un lungo girovagare fra i campi per prigionieri di guerra di mezza europa, arriva in nel campo di Ashton-in-Makerfield, nei pressi di Wigan, Inghilterra. Qui finalmente Bernhard, il cui nome viene inglesizzato per problemi di pronuncia in Bert, può finalmente riprendere l’attività sportiva, giocando nella squadra del campo come centrale difensivo, fino a quando in un’amichevole contro i dilettanti dell’Haydock Park un brutto infortunio lo costringe a posizionarsi fra i pali, scelta quanto mai fortunata per il prosieguo della sua carriera.

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Nel ’48 il campo di prigionia chiude, e inaspettatamente Trautmann rifiuta la proposta di rimpatrio stabilendosi ad Huyton, alternando il lavoro in una fattoria all’attività calcistica in quarta serie con il St Helens Town.

Le eccellenti prestazioni del gigante tedesco in quarta serie gli valgono l’inaspettata chiamata dalla First Division, firma infatti il 7 ottobre 1949 il suo primo contratto da professionista con il Manchester City, e diventa il primo giocatore della storia del calcio inglese ad indossare scarpe da gioco del marchio Adidas, data la sua vecchia amicizia con il proprietario della fabbrica tedesca, Adolf Dassler.

Tutte le tifoserie, compresa la sua, però, non vedono come sia possibile rimpiazzare il grande portiere colonna dei Citiezens e della nazionale, Frank Swift, con un tedesco, considerato da tutti, a ragion veduta, un nazista. Contro il Fulham, a Londra, città devastata dai bombardamenti, la tensione è alle stelle: l’intera nazione segue con estrema attenzione la partita del Craven Cottage. Tutti hanno gli occhi puntati su Trautmann e su cosa potrebbe accadere con l’ostile pubblico londinese. La partita si mette subito male, il Fulham passa in vantaggio, sembra l’inizio di un monologo bianconero, ma Trautmann erige una diga davanti alla sua porta e decide che è arrivato il suo momento. La partita è epica, con il gigante tedesco che respinge ogni attacco avversario, alla fine il City perde con un dignitoso 1-0 ma la scena più appagante è quella dell’intero Craven Cottage che regala la standing ovation al portiere.

Dopo alcuni anni altalenanti, di cui uno passato in Second Division, Trautmann si impone come uno dei migliori portieri del campionato, e i Citizens rifiutano un’importante offerta per lui da parte dello Schalke 04. Nella stagione ’54-’55 arriva la prima grande occasione, a Wembley Manchester City e Newcastle si giocano la finale di FA Cup. Gli Skyblues però, molto probabilmente sono ancora troppo inesperti, e devono soccombere alla maggior abitudine a palcoscenici importanti del Newcastle, già vincitore delle edizioni ’51 e ’52.

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Poco male, perché l’anno successivo la squadra è pronta a compiere il salto di qualità, a Wembley questa volta c’è il Birmingham. Bert, che ha giocato un’annata straordinaria, è stato nominato poco prima del fischio d’inizio Footballer of the Year dalla Football Writers’ Association. La partita è spettacolare, con il City che va in vantaggio quasi subito, il Birmingham pareggia poco dopo, ma nel secondo tempo Dyson e Johnstone ristabiliscono il vantaggio, portando il risultato sul 3-1. Ma nulla è finito, anzi, il Birmingham si getta in avanti alla disperata e Trautmann è costretto agli straordinari, specie quando un pallone profondo penetra in area di rigore per Peter Murphy, i due si gettano a capofitto, ma nello scontro Trautmann, che è riuscito a prendere la palla, ha nettamente la peggio, viene colpito alla testa e cade privo di sensi a terra. I medici lo rianimano con i sali, dopo qualche minuto, avverte un fortissimo dolore al collo, ma non essendo previste le sostituzioni decide di rimanere in campo, riuscendo in qualche modo a terminare la partita. Alla consegna della medaglia risponde in maniera alquanto rassicurante al Principe Filippo, che vuole sincerarsi delle sue condizioni, di avere solo un banale torcicollo.

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Tre giorni dopo, dopo aver avvertito ininterrottamente dolore al collo, decide di recarsi all’ospedale di Manchester per accertarsi delle proprie condizioni. Qui, decisamente sbigottito, il medico, dopo averlo visitato, fa notare a Trautmann come avesse cinque vertebre del collo dislocate, una delle quali addirittura spaccata a metà, e che sarebbe potuto letteralmente morire da un momento all’altro. L’operazione sembra la via più logica, e dopo un intervento perfettamente riuscito si prospetta una lunga convalescenza che lo farà tornare a calcare i campi di gioco solamente nella stagione 1957-58. La carriera di Bert procede seguendo l’altalenante andamento del suo City fino al 1964, anno in cui si ritira, venendo celebrato con una amichevole tra calciatori ed ex calciatori di Manchester United e Manchester City, tra i quali spiccano Denis Law, Sir Bobby Charlton, Sir Stanley Matthews e Jimmy Armfield.

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Considerato uno dei più forti portieri dell’epoca, come ammesso dallo stesso Lev Yashin, Bill Shankly e Gordon Banks, l’unico neo di una carriera ad altissimo livello sarà il pessimo rapporto con la propria nazionale, le cui porte gli furono chiuse dall’allenatore dell’epoca Sepp Herberger, che non accettò mai il fatto che giocasse in un campionato straniero. Si concederà due fugaci apparizioni con i dilettanti del Wellington Town, prima di passare definitivamente alla panchina, allenando nelle serie minori inglesi e tedesche, e successivamente le nazionali di Birmania, Tanzania, Liberia e Pakistan, salvo poi ritirarsi nel 1983 a vita privata in Germania, con la seconda moglie, e dal 1990 a La Llosa, nei pressi di Valencia, con la sua terza ed ultima moglie. Morirà nel 2013 proprio in Andalusia, venendo ricordato da numerosi sportivi e dal presidente della federcalcio tedesca come uno dei migliori portieri d’ogni tempo.

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Andrea Loiacono
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