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Inchieste & Focus

Benvenuti in Italia, dove lo Sport è strumento di discriminazione lavorativa

Ma lo sport di Totti è lo stesso calcio che si gioca nei campi di periferia ed è assoggettato alle stesse regole?

Lo sport italiano, e quindi anche il calcio, si basa sulle società sportive di base che si fondano, secondo le statistiche, sul volontariato.

Secondo un recente studio sono poco più di 80.000 i lavoratori contrattualizzati che operano nel mondo dello sport a fronte dei 1.500.000 volontari che operano nel mondo dello sport dilettantistico sotto l’egida del CONI che regolamenta sia lo sport professionistico che quello dilettantistico. Lo sport professionistico in Italia è riconosciuto, solo a livello maschile, nel calcio, basket, golf e ciclismo e sono professionisti gli atleti e i tecnici che lavorano con gli atleti professionisti. Tutti gli altri sport e le donne sono, per esclusione, dilettanti e così la mancanza di una disciplina legislativa organica nel settore dello sport dilettantistico favorisce il proliferare di situazioni di precarietà strutturale e persistente, lavoro spesso sottopagato e lavoro nero eludendo quanto previsto in materia di rapporti di lavoro sia per gli atleti che per chi opera come istruttore, allenatore, ufficiale di gara, medico, estetista, massaggiatore, addetto alla manutenzione, assistente ai bagnanti, fisioterapisti e via dicendo.

Ancora qualche numero:

  • 35.000.000 circa di italiani rappresentano la cosiddetta “popolazione attiva” dei quali quasi 15.000.000 praticano sport in maniera continuativa
  • 120.000 circa sono le associazioni sportive

Numeri enormi con un indotto economico molto importante che spazia dal professionismo sportivo dei grandi campioni del calcio o del basket fino al più piccolo campetto di periferia passando anche per il fitness e il wellness dove, ad esempio, si promuove l’alta professionalità degli operatori del settore.

Totti è un professionista riconosciuto, l’istruttore di fitness è un dilettante e perciò può essere pagato con i cosiddetti compensi sportivi che godono di una totale defiscalizzazione.

Lo sport professionistico è limitato a poche discipline e solo all’ambito maschile perché il dilettantismo costa meno e così il dilettantismo viene tutelato andando contro le più elementari tutele per chi ci lavora.

E’ ancora considerato, lo sport, un’attività secondaria, poco importante, da praticare da bimbi e ragazzi e chi ci lavora viene quasi sempre considerato uno che si diletta e non un vero e proprio lavoratore.

Questo è vero in molti casi ma siamo proprio sicuri che un istruttore di nuoto che passa 8 ore al giorno in una piscina o un maestro di tennis che passa le stesse 8 ore sul campo lo facciano per diletto?

Le normative vorrebbero che chi lo fa come attività prevalente ed esclusiva dovrebbe essere assoggettato alle normali regole a tutela dei lavoratori ma l’alternativa dei compensi sportivi è troppo ghiotta e, siccome necessità fa virtù, il mondo sportivo, avviluppato in una rete di abitudini e compromessi, interpreta a suo vantaggio le regole e quindi alimenta il già enorme numero di lavoratori senza nessuna tutela pensionistica e previdenziale. Una moltitudine che guadagna finchè sta bene ma che alla prima malattia o in vecchiaia si troverà senza nessuna tutela.

Tutto questo accade perché tutto è funzionale allo sport agonistico che va favorito. Tutto questo accade perché, comunque, lo sport è un’ottima fonte di reddito come secondo lavoro andando a penalizzare chi, al contrario, ne fa una fonte di reddito esclusiva avendone anche la competenza e la professionalità.

Tutto questo accade perché in un paese dove tutto, spesso, va al contrario non si è capito che chi lavora con i nostri figli deve essere un professionista al quale vengono riconosciuti i propri diritti e non un ex giocatore con esclusivamente nozioni tecniche. Tutto questo accade perché quando andiamo in palestra da adulti abbiamo il diritto di avere un professionista a seguirci poiché per lavorare con persone adulte è necessaria un’elevata professionalità e questa professionalità ce la può dare solo chi ha studiato ed è competente e che questa competenza è doveroso che sia riconosciuta…così come la si riconosce a Totti.

 

Redazione
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GiocoPulito nasce nel Novembre 2015 con l’obiettivo di dare un taglio all’informazione sportiva non tanto incentrandola sulla comune, quanto importante, attualità, ma andando a costruire un prodotto di informazione che potesse accrescere la conoscenza degli accadimenti passati o presenti, soddisfare la sana curiosità, alimentare la cultura e la passione per lo sport.

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