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Silvia la Notte e la distanza dello Sport maschile da quello femminile

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Una battaglia in rosa nella notte milanese: Silvia la Notte e la distanza dello Sport maschile da quello femminile

Qualche giorno  fa all’Allianz Cloud di Milano è andato in scena uno dei più importanti eventi di MMA e Kick Boxing che si siano mai tenuti in Italia, l’episodio numero 230 di Bellator, una delle più importanti promotion mondiali nelle arti marziali. Nei diciotto match in programma, equamente divisi tra le due discipline, c’era anche una pennellata di rosa, quella dell’incontro al limite dei 50 chilogrammi tra la veterana milanese Silvia la Notte, 37 anni, che vanta nel palmarés titoli mondiali,  oltre 100 match in gran parte vinti nella Kick, ed è stata protagonista anche nel Savate, nella Muay Thai e per un periodo della carriera nel pugilato, e la diciannovenne francese Jade Jorand. La transalpina però combatte da quando ne aveva tredici, ha conquistato nelle varie categorie giovanili ben undici titoli nazionali ed ha già esperienza internazionale. Dunque un confronto generazionale estremamente interessante.

Purtroppo però sul ring, davanti a oltre 5.000 spettatori lo spettacolo è stato rovinato da un arbitro non all’altezza, che ha permesso troppe libertà all’esuberante promessa francese. Facciamoci raccontare dalla stessa Silvia cosa è successo:

“Un’ora prima del match lo stesso arbitro che era con noi sul ring ha ribadito più volte  la regola del break:  passo indietro e poi si continua l’azione. Durante la prima ripresa Jade non ha mai rispettato la regola, e l’arbitro non è mai intervenuto neanche verbalmente, ma ha sempre lasciato correre: ho ricevuto spinte sul viso, un pugno e un calcio. Nella seconda ripresa, l’arbitro, che era alle mie spalle invece che in mezzo a noi, chiama un break durante un clinch. Jade, spinge il mio volto e fa swich e calcio al viso, io finisco Ko, come mai mi era successo nella mia lunga carriera. Invece di squalificarla, come da regolamento, alla francese è stato assegnato il match. Jade è giovane ma ha alle spalle tantissimi match da dilettante, quindi è abituata a stare sul ring e ha certo perfetta conoscenza comandi e regole. Bisognava fare ricorso subito in modo che fosse squalificata. Noi però non  sapevamo che il ricorso dovesse essere fatto immediatamente, entro mezz’ora. Fino a poco tempo fa c’era tempo fino al termine della serata o 24 ore. Comunque ora chiediamo il rematch con sul ring  un arbitro adeguato alla situazione, un professionista come lo sono io. Perché  quello visto all’Allianz Cloud sabato era poco reattivo ed efficiente, se un atleta non rispetta i comandi, l’arbitro prima interviene verbalmente, poi spinge l’atleta scorretto per imporgli il passo indietro e lo ammonisce se è il caso.”

Dunque una conclusione sfortunata che nessuno meritava e che ha rovinato un po’ la festa al pubblico milanese che sostiene da anni Silvia. Ora tutti gli appassionati si augurano di poter veramente, e presto, vedere questa rivincita, che visto il clamore sorto attorno al match di Milano potrebbe essere un evento da sfruttare per far parlare un po’ di più della Kick Boxing in rosa. Approfittiamo però di Silvia per farci spiegare se una ragazza italiana oggi ha le stesse possibilità di un collega maschio di farsi notare nella disciplina:

“In Italia è tutto difficile secondo me. Però ora ci sono più possibilità rispetto a quando ho iniziato. Il binomio donna-sport, nonostante i grazie all’arma a doppio taglio dei social, che ti permettono di collegarti con tutti e subito. Poi ci sono molte più promotion importanti, dove hanno ammesso un sacco di categorie di peso differenti e incredibile a dirsi solo qualche anno fa, anche le donne sono diventate protagoniste di Enfusion, Bellator, One e Glory, quindi si puoi sfondare, ma la selezione ora è alta! Però in Italia purtroppo siamo sempre in ritardo, in altri paesi le donne possono vivere di questo sport, con sponsor e ingaggi per i match, in Italia io ho sempre dovuto anche avere un altro lavoro per riuscire ad allenarmi e combattere.

Quindi bene ma potrebbe essere molto meglio. Il binomio donna-sport, nonostante gli indubbi e molteplici passi avanti fatti è sempre un po’ penalizzato. Su IGP continueremo ad affrontare l’argomento come abbiamo fatto anche in passato parlando ad esempio delle vicende  di Mara Borella o intervistando personaggi come Chiara Catella che tutto ha fatto in ambiti di solito prevalentemente maschili, prima la giocatrice di basket, poi l’assessore e ora il sindaco. Per il momento, in attesa di rivederla sul ring,  un grazie a Silvia La Notte per averci raccontato anche la sua esperienza.

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A cura di

Francesco Beltrami nasce 55 anni fa a Laveno sulle sponde del Lago Maggiore per trasferirsi nel 2007 a Gozzano su quelle del Cusio. Giornalista, senza tessera perché allergico a ogni schema e inquadramento, festeggerà nel 2020 i trent'anni dal suo primo articolo. Oltre a raccontare lo sport è stato anche atleta, scarsissimo, in diverse discipline e dirigente in molte società. È anche, forse sopratutto, uno storico dello sport, autore di diversi libri che autoproduce completamente. Ha intenzione di fondare un premio giornalistico per autoassegnarselo visto che vuol vincerne uno e nessuno glielo da.

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