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Azeglio Vicini, ad avercene

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Azeglio Vicini, ad avercene

Il 30 gennaio 2018 ci salutava per sempre Azeglio Vicini, storico allenatore dell’Italia ai Mondiali 90. Un grande uomo, le cui doti morali erano talmente grandi da mettere in secondo piano quelle da tecnico, altrettanto eccelse.

Azeglio Vicini non fu solo l’allenatore della nazionale ai mondiali del 1990. Ebbe la felice intuizione di lanciare Totò Schillaci in quelle “notti magiche”, ma anche uno dei primi a capire che Baggio era da far giocare assolutamente, uno che, come diceva lui: “faceva sembrare facili anche le cose più difficili”. Fu un gran signore, un buon Caronte, capace di portare la Nazionale da una epoca in cui l’allenatore si sceglieva in federazione, alla scelta esterna, che dopo di lui sarà con Arrigo Sacchi. Ma anche piccole perle, che ne fanno capire le sue competenze calcistiche.

Nel 1992, salva il Cesena, nella prima e unica volta in cui si mette in discussione davvero come allenatore di club. Poi, dopo un piccolo tentativo con l’Udinese, dice basta. Fece anche arrabbiare indirettamente Bearzot. 8 ottobre 1986, l’Italia appena presa da Vicini, gioca una amichevole contro la Grecia. Dentro quella squadra c’è un campione del mondo da molto giovane, ma con due grandi baffi, ai tempi. Tanto da sembrare più grande ed essere soprannominato “zio”. Beppe Bergomi. Il vecchio CT, Bearzot, lo ha fatto esordire in nazionale e lo adora, ma gli muove un piccolo rimprovero, non segna mai. Italia – Grecia termina 2-0, doppietta di Beppe Bergomi. Lo zio incontra Bearzot a partita finita, che gli dice “ah ma allora a me lo facevi apposta!!”.

Addio ad un allenatore che avrebbe meritato ben più di un terzo posto ai mondiali.

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Ettore Zanca
A cura di

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