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Arbitri, Tifosi e Calciatori: una Storia di sangue

Arbitri, Tifosi e Calciatori: una Storia di sangue

Le ultime settimane di calcio si sono contraddistinte per due episodi di violenza nei confronti degli arbitri. La prima ha riguardato il calciatore William Ribeiro, il calciatore finito in manette, dopo il calcio in testa rifilato all’arbitro reo di averlo ammonito durante una partita di seconda divisione brasiliana. Per il direttore di gara, corsa al pronto soccorso e prognosi di qualche giorno. Per il giocatore, arrestato per tentato omicidio, il rischio di 30 anni di galera.

Una scena simile è accaduta domenica scorsa, in Liguria, durante la sfida tra Quiliano-Valleggia – Campese del campionato di prima categoria savonese. L’arbitro 18enne Mehmet Akif Kartal sarebbe stato aggredito con calci e pugni al fischio finale dai giocatori di casa, rabbiosi per un recupero di tempo troppo lungo che ha portato al pareggio degli ospiti. Il giovane direttore di gara della sezione di Imperia è stato portato all’ospedale.

La vicenda rappresenta l’ultimo atto di un tema storicamente caldo che riguarda il rapporto burrascoso, che talvolta sfocia in violenza, tra gli arbitri, calciatori e tifosi. Una questione che ha visto veri e propri episodi di brutalità e che sembra non avere fine, malgrado le sanzioni e le pene previste.

Il Daspo all’arbitro nel 2020

Per la prima volta nella storia del nostro calcio, è stata inflitto il Daspo a un arbitro. La pena emessa dalla Questura di Macerata ai danni del direttore di gara è conseguente a un episodio di violenza verificatosi al termine della partita del campionato di Seconda Categoria tra il Borgo Mogliano e Montottone dei primi di febbraio. Nei pressi dello spogliatoio l’arbitro Antonio Martiniello ha colpito con una testata il portiere del Borgo Mogliano Matteo Ciccioli, già espulso durante la partita.

Calcio Tedesco come la Royal Rumble

Nel calcio tedesco, nel novembre del 2019 il Giudice sportivo prese una decisione storica per porre un freno al susseguirsi di episodi di violenza nei confronti degli arbitri, specie nelle serie minori. Durante una partita di Kreisliga 3 (corrispondente alla nostra Promozione), al termine della partita tra l’Altenessen e il Barisspor, il direttore di gara è stato aggredito, perdendo un dente e lamentando forti dolori al ginocchio. Per questo, il Giudice ha deciso di squalificare per un anno 10 giocatori, mentre ad altri tre è stata inflitta addirittura una sospensione doppia rispetto ai colleghi.

L’Aggressione a Riccardo Bernardini

Nel novembre 2018 il giovane arbitro Riccardo Bernardini venne aggredito durante una partita di Promozione laziale che portò all’arresto di un 34enne, accusato di “lesioni personali aggravate in concorso, minaccia aggravata, lancio di materiale pericoloso, scavalcamento ed invasione di campo in occasioni di manifestazioni sportive“. Per il direttore di gara un trauma cranico, la perdita di conoscenza e 60 giorni di prognosi.

Campi insanguinati

Le immagini dello spogliatoio degli arbitri zuppo di sangue che vedete in copertina sembrano uscite da un film dell’orrore. Ma è tutto vero. E’ accaduto nel 2017 in Argentina nel Campionato Federal B, la quarta serie del calcio albiceleste. I tifosi della Juventud, furiosi per la conduzione di gara, aggredirono l’arbitro con le conseguenze che potete comprendere guardando questa immagine.

Un rosso di troppo

Un episodio che ci riporta indietro di qualche anno quando il calciatore Ruben Rivera Vazquez colpì mortalmente l’arbitro Victor Trejo durante una partita di campionato amatoriale messicano. Dopo l’espulsione il giocatore andò su tutte le furie e sfogò la sua frustrazione sull’arbitro causandogli un’emorragia subaracnoidea che ha portato al decesso e alla conseguente fuga in automobile da parte del colpevole. Una vicenda che, come dicevamo, non rappresenta un caso isolato nella cronaca nera, sportivamente parlando.

Retaggio incrollabile: Calciatori e Tifosi vs Arbitri

L’arbitro è considerato diffusamente la persona più detestabile nel mondo del calcio e le sue decisioni scaturiscono spesso e volentieri in insulti e accuse. Se una volta il “cornuto” di turno era il massimo della violenza, nel corso degli anni e dei mutamenti sociali, la figura del direttore di gara si è trasformata in mostro da abbattere e unico colpevole delle disgrazie della squadra per cui si gioca o si fa il tifo. E l’esasperazione dei toni e delle reazioni è andata via via spostandosi su una dimensione che non appartiene più alla semplice manifestazione viscerale ma assume connotati davvero agli antipodi rispetto al gioco del calcio. Risse, insulti, rincorse, denunce sono il condimento tipico di una partita. La situazione è ancora più evidente quando si calcano le serie minori o giovanili, dove spesso i genitori sono “troppo allenatori” e i giocatori “troppo calciatori”. E allora i casi di aggressione si intensificano, vuoi perchè lontano dai riflettori, vuoi perchè in alcuni casi lo sperduto rettangolo verde (che poi è marrone di terra) è la sola valvola di sfogo dalla realtà personale di molti partecipanti.

A farne le spese soprattutto l’arbitro, capro espiatorio indifeso e senza supporters che in svariate situazioni laterali rispetto al calcio che conta è costretto a prestazioni di un velocista con la capacità di incassare degna di Jake LaMotta. In alcuni casi, però la situazione si ribalta e il “carnefice” diventa il direttore di gara e la “vittima” il calciatore. In altri, invece, la giacchetta nera (che nera non è più) è quello che ti salva la vita strappandoti ad un morte che ci riporta alla mente numerosi episodi di decesso in campo.

Violenza in campo

Spulciando su Internet molte sono le storie del burrascoso rapporto tra giudicante e giudicato. Il più recente, oltre a quello citato in apertura, riguarda la tentata aggressione da parte di un giocatore del Guaranì all’arbitro di una partita di terza serie brasiliana. La scintilla, come sempre, il cartellino rosso. La reazione, uno spintone che ha fatto crollare l’arbitro e quattro uomini per arginare la furia del compagno.

Gli episodi del 2016 e la violenza in Sudamerica

Ma il 2016 sembra essere stato l’annus horribilis per questo genere di situazioni. Sempre dall’America Latina precisamente dall’Argentina, il calciatore Leonardo Vera del Quilmes de Rafaela si è scagliato contro l’arbitro colpendolo ripetutamente al volto durante una partita di una serie minore. Per lui il ricovero in ospedale e prognosi di 10 giorni. Ancora peggio è andata a Sergio Castaneda, arbitro della terza categoria del Guatemala, che dopo aver estratto il cartellino rosso a Daniel Pedrosa, è stato raggiunto da una testata e un gancio e il rischio di perdere l’occhio. Per il giocatore sono scattate le manette. Tornando in Argentina, a Cordoba, l’uccisione del giudice di gara Cesar Flores, raggiunto da tre colpi di pistola al torace, al collo e alla testa per mano di Juan Marcelo Barrionuevo. Anche in questo caso, galeotto fu il cartellino rosso.

Il calcio sudamericano rappresenta spesso terreno fertile per questo tipo di “esternazioni”, tanto che l’arbitro Gabriel Murta in un partita di calcio dilettante brasiliano, dopo essere stato colpito da un calcio e uno schiaffo, reo di non aver fischiato un brutto fallo, ha estratto una pistola per calmare le acque. E così è stato, chiaramente.

La violenza anche sui campi europei

Ma la situazione di certo non è migliora in Europa. Dalla Spagna arrivano le “botte” patite dall’arbitro Fernando Collados nella seconda divisione spagnola (la nostra Lega Pro). Al termine della gara i tifosi hanno cominciato a bersagliare la terna arbitrale con insulti, sputi, gavettoni e lancio di oggetti e conseguente trasporto in ospedale per un guardalinee. Suscita qualche risata, invece, il tentativo di aggressione da parte di una nonna 60enne di un calciatore in un campionato giovanile spagnolo. La signora non avendo gradito l’operato dell’arbitro, ha aspettato che uscisse dall’impianto sportivo per tagliargli la strada con la macchina e venire alle mani.

La situazione in Italia

In Italia il caso dell’arbitro donna picchiato durante una partita di allievi a Merano. Dopo un rigore non concesso, i tafferugli sugli spalti tra i sostenitori delle due squadre si sono trasferiti a bordo campo. Il direttore di gara nel tentare di sedare gli animi anche dei giocatori intervenuti alla rissa, è stata colpita da un calciatore. Ruoli invertiti invece del Torneo Cavazzoli Under 20 dove il giudice di gara, accerchiato a fine partita dai giocatori, dopo essere stato colpito da una manata, ha sferrato uno spintone verso un calciatore minorenne facendolo cadere e scatenando l’ira del pubblico, trattenuto dalle forze dell’ordine che hanno scortato l’arbitro nello spogliatoio.

Peggio di un film Horror

Ma la vicenda più eclatante è sicuramente quella accaduta nel nord est del Brasile. Siamo nel 2013 e l’arbitro Otavio Jordao Da Silva, 20 anni, espelle il giocatore Josemir Santos Abreu, il quale comincia ad inveirgli contro e a tirare calci alla sua persona. A quel punto il fischietto ha estratto dalla cintura un coltello, colpendo a morte il calciatore. La furia dei sostenitori e dei familiari della vittima si è trasformata in ulteriore tragedia: l’arbitro è stato raggiunto dopo l’invasione di campo, è stato legato, lapidato e ucciso. Lo sfregio finale della decapitazione e l’apposizione della testa su un palo riassumono tremendamente quanto il limite venga spesso superato, non necessariamente traendo spunto dalla vicenda in questione.

La speranza

Fortunatamente, esistono anche altre storie: come quelle di Daniel Garcia e Filippo Acamovic. Il primo, durante una partita di una divisione regionale spagnola, ha letteralmente salvato la vita ad un giocatore in preda a convulsioni che aveva perso i sensi dopo uno scontro aereo. Tempestivo il suo intervento con il quale ha evitato che la lingua lo soffocasse. Stessa situazione per il “nostro” Filippo Acamovic, arbitro di origini serbe, che nel corso della partita tra i Giovanissimi Piacenza e Juve Club ha applicato la stessa manovra per respirare ad un ragazzino di 14 anni che aveva sbattuto contro il muro delimitante il campo da gioco. “Non chiamatemi eroe” queste le sue dichiarazioni.

C’è spazio quindi anche per il lieto fine in questo rapporto arbitro-giocatore. Una dicotomia lunga quanto la storia del calcio, e non solo. Una disputa che troppo spesso si è trasformata in battaglia vera e propria. Una storia di sangue.

 

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0 Comments

  1. tommaso

    Novembre 10, 2016 at 9:19 am

    per carità sono carichi di responsabilità, gli errori ci possono stare(ci mancherebbe decidere in un attimo non è faciel) però a volte abusano del loro potere discrezionale e non immuni a logiche corruttive

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