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Anthony Hargrove: viaggio nell’Inferno del gigante di Brooklyn

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Anthony Hargrove: viaggio nell’Inferno del gigante di Brooklyn

Luglio 1989, nell’anno in cui gli Washington Redskins vincevano il SuperBowl numero diciassette della storia del Football, a Brooklyn nasceva Anthony La’Ron Tony Hargrove ma per tutti solo Tony Hargrove. La sua è la classica storia di redenzione e riscatto sociale, intrisa di una manciata di quell’American Dream che regala storie incredibili proprio come la sua.

A soli 6 anni la vita gli ha donato la prima di molte amarezze. il piccolo Tony ha visto la morte in faccia e quel volto aveva le sembianze del fuoco, fuoco che divampando ha carbonizzato la sua casa dove viveva con sua mamma e altri due parenti acquisiti.

Senza casa non vi erano alternative e quindi ecco l’inizio di un girovagare per rifugi dei senza tetto senza un soldo in tasca e con poche, pochissime cose da mangiare.

Se dici America non puoi non pensare alle sliding doors, e quella di Tony Hargrove è la più dolorosa possibile: il punto di svolta della sua vita, per uno strano scherzo del destino, coincide con la perdita della mamma a soli 9 anni. Viene adottato da sua zia che se lo porta con se a Port Charlotte in Florida.

Proprio in Florida inizia la sua vita da atleta. Nel liceo vicino casa gioca in tutte le posizioni adattandosi senza sofferenza come ha fatto da sempre ovvero da quando è nato. I suoi numeri sono di tutto rispetto e si guadagna la borsa di studio a Georgia Tech dove si completa definitivamente nel ruolo che lo porterà in alto ovvero quello di defensive end.

Il 2004 è il suo anno perchè viene selezionato al draft al terzo giro con la scelta numero 91 dai St.Louis Rams e diventa a tutti gli effetti un professionista stipulando un contratto da 1.25 mln di dollari all’anno più un bonus alla firma di 442.000 dollari.

Nel 2006 viene coinvolto in una trade e passa ai Buffalo Bills ma qui inizia una nuova fase buia della sua vita. Il riscatto sociale è un elemento fondamentale della storia della cultura americana e nello specifico afro-americana. Passare dal non avere niente all’avere tutto paradossalmente non è facile da gestire se non si è forti mentalmente o se si hanno fragili basi di personalità. E’ così che Hargrove venne sospeso numerose volte per uso di sostanze stupefacenti fino a ricevere un anno di squalifica e la rescissione del contratto.

Che il destino giochi un ruolo fondamentale nelle vite di tutti è vero ma in quella di questo ragazzone di 191 cm per 131 kg sembra averci preso davvero gusto.


Dopo un anno passato in “Rehab” per disintossicarsi da free-agent perchè scaricato dai Buffalo Bills, nel 2009 Hargrove trova e accetta l’offerta dei New Orleans Saints. Con questa maglia con cui giocherà una sola stagione, vince il SuperBowl numero 44 della storia battendo 31 a 17 gli Indianapoli Colts del leggendario Payton Manning.

Una volta salito sul tetto del mondo, la sua carriera, terminata nel 2013, è solo un girovagare senza ambizioni alla ricerca della miglior offerta economica. Venne sospeso per 8 gare nel 2012 in seguito ad uno scandalo dove venne accusato di ricevere soldi sotto banco per infortunare di proposito durante la regular season giocatori delle squadre avversarie con l’intento di fargli saltare le gare di play-offs.

Ora appare spesso in show televisivi soprattutto di cucina ed è head coach di una rappresentanza formata da tre piccoli centri abitati dell’Illinois Christopher-Zeigler-Royalton e dei suoi due licei.

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Emanuele Sabatino
A cura di

Nato a Roma nel 1990, anno delle notti magiche. Ex giocatore di basket, nonostante gli studi in legge, dopo una lunga parentesi personale negli States, decide di seguire la sua passione per lo sport e per il giornalismo. Giornalista iscritto all'albo, da quattro anni vice caporedattore di GiocoPulito.it, speaker radiofonico a Tele Radio Stereo e co-conduttore a TeleRoma 56.

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