Connect with us

Cerca articoli

Basket

Another Brick su John Wall

Se si parla di NBA, i primi nomi che vengono in mente sono sempre i soliti: Lebron, Curry, Harden, Westbrook, Irving, Durant e pochi altri. Soprattutto sui social si assistono a continui dibattiti del tipo: chi merita l’MVP? Chi ha le migliori statistiche? Chi vincerà il titolo? E quando si affrontano questi argomenti, tra le tante superstar prese in considerazione spesso ci si dimentica di lui. Forse perché gioca in una franchigia poco appetibile da un punto di vista mediatico, forse perché nel suo ruolo i giocatori determinanti si sprecano. Eppure la sua squadra sta disputando un’ottima stagione e gran parte del merito non può che essere attribuito a lui.

 Stiamo parlando di Johnathan Hildred Wall, ai più conosciuto come John Wall. Uno dei playmaker più forti e talentuosi della Lega, dotato di mani morbidissime accompagnate ad un atletismo fuori dal comune. Uno che mette l’anima sul parquet ogni sera. Semplice voglia di vincere? Quella senz’altro, ma non solo.

 Come tante altre star NBA, John non ha vissuto un’infanzia semplice.  Fin dall’età di due anni i weekend non li trascorre al parco a giocare coi suoi coetanei. No, nei weekend esce con la mamma Frances e la sorellina Cierra e va al Wake County Jailhouse, a trovare il padre John. L’uomo è tutto tranne che uno stinco di santo e tra una rapina e l’altra finisce dietro le sbarre più e più volte. I piccoli John e Cierra possono stare con lui solo due ore a settimane, ma in quei 120 minuti papà John cerca di essere il più premuroso possibile con loro. Durante la settimana in cella passa ore a ritrarre supereroi, per poi regalare quei disegni ai suoi bambini durante le visite. E nel suo piccolo, lui stesso è un supereroe per loro, malgrado il suo status di  carcerato.

 Però quel rapporto, travagliato ma costante, tra papà e figlio si spezza quando John ha soli 8 anni. Al padre viene infatti diagnosticato un tumore al fegato: gli resta appena un anno di vita. Per questo gli viene concessa la libertà, così da poter passare gli ultimi mesi insieme alla sua famiglia. Nell’agosto del 99’ lui e la moglie Frances decidono di trascorrere una bella vacanza con i figli a White Lake, vicino a Lumberton, in North Carolina. E In quei pochi giorni di vacanza John e il padre possono parlare liberamente, senza sbarre a dividerli. Parlano dei sogni del piccolo John, dell’importanza tanto dello sport quando dello studio, del tenersi lontano dagli ambienti criminali. Una vacanza perfetta, se non fosse che l’ultimo giorno John Sr ha una forte emorragia: spruzzi di sangue nel bagno, le lacrime disperate della madre, la frenetica corsa in ambulanza. Ma c’è poco da fare, John Wall Sr muore il 24 agosto, a soli 52 anni.

 Da quel giorno, la vita del piccolo John sarà all’insegna della rabbia. Tanto coi professori quanto coi coach non riesce ad avere un buon rapporto, la rabbia repressa che cova in sé stesso lo rende ingestibile. Fa fatica ad accettare le regole imposte e a rispettare le autorità, mosso da una crescente sfiducia per la società che gli sta intorno.

Però Madre Natura gli ha regalato di mezzi atletici straordinari. Per questo fin da giovanissimo si distingue tanto nel basket quanto nel football americano, finché poi, su consiglio della mamma, non decide di dedicarsi solo alla palla a spicchi. Ma la scelta dell’High School non è tanto facile, soprattutto per la sua indole indisponente. Finché, dopo due tentativi andati a vuoto, John passa alla Word of God Christian Academy. Qui John inizia a mettere la testa a posto, riuscendo a sfogare tutta la sua rabbia repressa sul parquet. Risultato? Prestazioni a dir poco allucinanti!

 Malgrado la giovane età, il suo strapotere in campo potrebbe far pensare ad un salto diretto in NBA. Ma John, memore del parole del padre sull’importanza dello studio, decide di frequentare il College. Duke, Kansas, Georgia Tech farebbero di tutto per accaparrarsi i suoi talenti, ma lui decide di iscriversi a Kentucky. Motivo? Lì  allena un certo John Calipari, che aveva già  fatto sbocciare un talento come Derrick Rose.

 L’anno a Kentucky lo vivrà da assoluta star. Tra i corridoi spesso viene fermato per un autografo, tutti sono sicuri che al prossimo Draft sarà lui la prima scelta. Ma John non si dedica solo al basket, studia con costanza e non sono rare le occasioni in cui è in prima fila a seguire le lezioni.

Ma il basket è nel suo destino. Il 24 giugno 2010 viene selezionato dai Washington Wizards come prima scelta assoluta. Una franchigia senza capo né coda, che ha bisogno di un trascinatore. E a quasi 7 anni di distanza i Wizards sono (al momento)  la quarta forza della Eastern Conference, dopo aver raggiunto due semifinali di Conference negli ultimi tre anni. Attualmente Washington è a quota di 15 vittorie casalinghe consecutive: di chi è gran parte del merito secondo voi?

John Wall ha davanti a sé ampi margini di miglioramento. La carta dì identità dice 26 anni, eppure lui in campo sembra aver già raggiunto una piena maturazione. Forse anche a causa dell’improvvisa accelerazione impressa alla sua vita, quando a soli 8 anni ha potuto toccato con mano gli effetti della perdita, della morte. Dieci anni fa, col suo comportamento irrispettoso e ribelle,  avrebbe fatto un’ottima comparsa nel celebre video di Another Brick in the Wall, dei Pink Floyd. Ci sarebbe stato a pennello lì, a cantare: “We  dont’ need no education, we dont’ need no thougth control”.  Ora è diverso. Ora John non solo è più mauro, ma è disposto a caricarsi sulle spalle un’intera franchigia e portarla in alto. E mattone dopo mattone, potrebbe davvero farcela.

 

Lorenzo Martini
A cura di

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Da non perdere

Calcio

La partita nella piazza Rossa che decise il destino del calcio in Russia Quando si viene a Mosca non si può rinunciare ad una...

Calcio

Dieci e non più dieci Germogliano i fiori, in mezzo ai rifiuti,  Per ogni rimbalzo che resta immacolato; Tra terra battuta, tra il fango e...

Pugilato

Ron Lyle: storia del Campione che sbagliò epoca Il 26 novembre 1941 moriva Ron Lyle, il pugile afroamericano la cui storia insegna che, a...

Basket

Krešimir Ćosić, la leggenda del Fenomeno che disse di No alla Nba Avrebbe compiuto oggi 72 anni Kresimir Cosic, il fenomeno croato della palla...

Calcio

Jan Jongbloed: c’erano una volta un tabaccaio, un pescatore e un portiere di calcio Compie oggi 80 anni Jan Jongbloed, storico portiere di quella...

Pugilato

Hector Macho Camacho: Commediante, eccentrico, imprevedibile, volubile Il 24 Novembre 2012 a seguito di una sparatoria moriva Hector Camacho, un pugile unico nel suo...

Calcio

Mistero Bergamini: Cronaca di un suicidio che non è mai accaduto Il 19 Novembre 1989 l’Italia del calcio e non solo si svegliava con...

Basket

La Legge Len Bias: quando per cambiare le regole ci deve scappare il morto Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza e infine all’età adulta è lastricato...

Altri Sport

Jonah Lomu, più forte del suo destino Il 18 novembre 2015 ci lasciava, nella città neozelandese di Auckland, Siona Tali “Jonah” Lomu, da tutti...

Motori

Nuvolari, quel giorno d’agosto Il 16 novembre 1892 nasceva Tazio Nuvolari, il leggendario pilota automobilistico che correva negli anni in cui salire su una...

Altri Sport

Johann Kastenberger: il maratoneta che scappava dalla polizia Il 15 novembre 1988 finiva tragicamente la fuga di Johann Kastenberger, un atleta sconosciuto nel mondo,...

Calcio

Jake Livermore, che non ha mai cercato scuse Testo: Ettore Zanca Illustrazione: Enrico Natoli Compie oggi 31 anni Jake Livermore, il calciatore inglese che...

Gioco Pulito è una Testata giornalistica registrata presso il Tribunale Civile di Roma – Autorizzazione N° 184/2018 del 22-11-2018 Società Editrice Io Gioco Pulito srls - Direttore Responsabile Antonio Padellaro