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Annemiek van Vleuten: morta e risorta sempre in Bici

Sono reduce dalla visione, nella sintesi serale di un’ora stante l’assenza di diretta, del Giro Rosa, e da qualche ora, stavolta in diretta, de La Course by Le Tour, la singola tappa che la Grande Boucle dedica ogni anno ormai dal 2011 al ciclismo femminile, oltre a quella meno impegnativa sul circuito finale di Parigi.

Ebbene entrambe le manifestazioni sono state, per chi le ha viste e temo non siano molti, un grandissimo spot per il ciclismo femminile. Il Giro Rosa ha presentato tappe oltre i cento chilometri, una cronoscalata con 1000 metri di dislivello in quindici chilometri e un arrivo sullo Zoncolan affrontato dal versante più duro per dieci giorni consecutivi di gara. La Course ha ricalcato il percorso, più breve di una quarantina di chilometri, della decima tappa del Tour, la prima alpina, da Annecy a Le Grand Bornand, con ben quattro colli da scalare.

Si è vista battaglia e spettacolo, come spesso ultimamente sta mancando sulle strade dei grandi giri maschili, dove, con le dovute eccezioni, vedi Froome all’ultimo Giro d’Italia, la tattica prevale sul coraggio. Al Giro Rosa ha trionfato un’olandese di quasi 36 anni, li compirà ad ottobre, Annemiek van Vleuten, che ha vinto sia la cronoscalata di Lanzada, che la tappa dello Zoncolan cui ne ha aggiunta una terza, l’ultima con arrivo a Cividale del Friuli. Oltre quattro minuti per lei il vantaggio sulla seconda, e successo anche nella classifica a punti, mentre la sua compagna di squadra alla Michelton Scott Amanda Spratt ha vinto il Gran Premio della Montagna con Annemiek seconda.

In Francia l’olandese sembrava appannata, staccata in salita dalla connazionale Anna van der Breggen, di otto anni più giovane e senza le fatiche del Giro nelle gambe, non è riuscita a rientrare in discesa e a 300 metri dall’arrivo era staccata ancora di quasi dieci secondi. A questo punto è successo però l’imponderabile. La van der Breggen è andata in crisi, a 100 metri dall’arrivo, si è praticamente fermata, complice forse un errore su un inutile a quel punto cambio di rapporto, e Annemiek che pur battuta non aveva smesso di spingere sui pedali, l’ha saltata a cinque metri dal traguardo andando a vincere anche la corsa francese.

Storia molto particolare quella della vita di Annemiek van Vleuten. Nata in una delle località che compongono la città di Utrecht che porta il nome della sua famiglia, Vleuten appunto, da ragazza ha praticato equitazione e calcio, infortunandosi più volte al menisco. Solo a ventiquattro anni ha iniziato a correre in bicicletta, ottenendo la licenza da professionista nel 2007, anno in cui ha anche concluso gli studi laureandosi in Scienze Animali. I suoi primi successi internazionali sono arrivati nel 2010, nel 2011 ha vinto la classifica del World Tour femminile prima di avere la carriera nuovamente frenata da un intervento chirurgico per rimuovere una stenosi all’arteria iliaca della gamba sinistra.

Alle Olimpiadi di Rio nel 2016 ero davanti al video durante la gara femminile su strada, e come credo gran parte dei telespettatori collegati ho pensato per diversi minuti fosse morta. Dopo una caduta in discesa mentre era al comando della corsa è stata inquadrata riversa e completamente immobile a terra dopo aver battuto la testa su un cordolo. Tre giorni dopo aveva già lasciato l’ospedale e meno di un mese più tardi ha vinto due tappe del Giro del Belgio. L’anno seguente è diventata campionessa del mondo a cronometro, prima di vincere in quarantotto ore Giro Rosa e La Course by Le Tour e insegnare a tutti che non bisogna smettere mai di crederci.

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