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Andrea Carnevale racconta Italia 1990

Andrea Carnevale racconta Italia 1990

Il 7 Luglio 1990 con la vittoria per 2 a 1 sull’Inghilterra, l’Italia di Vicini conquista il terzo posto ai Mondiali 1990. Terminano così le Notti magiche per una delle nazionali più amati di sempre.
 
Per l’occasione vi riproponiamo l’intervista a Andrea Carnevale che ci raccontò l’emozioni di quella Coppa del Mondo.

Andrea Carnevale, quello del 1990 fu il mondiale delle Notti Magiche. Voi calciatori avvertivate l’atmosfera che si respirava nelle città italiane in quel periodo?

Certamente, nel ‘90 l’atmosfera era di fermento positivo: giocavamo un mondiale a Roma, nella capitale del paese, in una città che era impazzita. Noi stavamo a Marino e il tragitto che facevamo per andare allo stadio era sempre pieno di gente, sembrava impossibile passare. C’era un’atmosfera che non penso di aver mai avvertito, nemmeno quando ho vinto lo scudetto: situazioni simili ma il mondiale era spettacolare. Sapevamo dell’importanza di quella competizione che dovevamo vincere.

Lei era un attaccante moderno: nonostante un fisico poderoso giocava al servizio della squadra. Nello specifico, che compiti le affidava Vicini?

Io e Vialli partimmo titolari: io ero la prima punta e Gianluca mi girava un po’ dietro. Si combinavano la sua grande qualità e la forza fisica nell’area di rigore e nel gioco aereo che potevo dare io. Poi le cose in corso d’opera cambiarono.

E’ vero, lei e Vialli doveste fare spazio allo straripante stato di forma di Baggio e Schillaci. Le è rimasto qualche rammarico per come andarono le cose?

Da una parte fu comunque una bella esperienza perché partii titolare in uno stadio che, avendo firmato quell’anno per la Roma, cominciava a essere il mio. Io stavo molto bene: mi ero preparato al massimo per diventare capocannoniere. Purtroppo le cose non andarono così: le due partite che giocai titolare mancai, con un po’ di sfortuna, diversi gol. Venne fuori Schillaci, che ebbe più fortuna e fece cose straordinarie togliendomi alla fine il posto. Io poi imprecai più contro me stesso che contro Vicini e, nelle partite seguenti, venni spedito nemmeno in panchina, direttamente in tribuna. E così quello fu il mondiale di Schillaci. 

Alcuni suoi compagni di squadra dell’epoca hanno sostenuto che giocare la semifinale con l’Argentina a Napoli e non a Roma, dove il supporto del pubblico era incondizionato, abbia in qualche modo influenzato il risultato del San Paolo. Lo pensa anche lei?

Sì, l’ho pensato anche io perché lo stadio Olimpico era diventato una sorta di portafortuna dove vincemmo sempre. Uno stadio straordinario. Purtroppo la semifinale dovemmo giocarla contro l’Argentina di Maradona proprio a Napoli. Comunque non è vero che c’erano molti tifosi napoletani che facevano il tifo per Diego. Fu un grande spettacolo vedere giocare lì l’Albiceleste ma alla fine perdemmo perché sbagliammo noi ai rigori, che sono sempre un terno al lotto. Il loro portiere fu molto bravo. Fu una grande delusione.  

Ritiene che quell’Italia avrebbe meritato di più del terzo posto?

Io penso che quel mondiale lo avrebbe meritato l’Italia, purtroppo non andò così. Anzi, la vittoria della Germania portò una delusione pure al mio amico Maradona. C’erano tantissime aspettative anche da parte di noi giocatori: eravamo una grande nazionale. Ricordo che avevamo campioni autentici come Vierchowod, Baresi, Maldini, Bergomi, Tacconi, Berti, De Napoli, Ancelotti, io stesso. Eravamo veramente una formazione straordinaria.  

Chi furono i giocatori di quel mondiale che la impressionarono maggiormente?

Io ricordo Gary Lineker, attaccante inglese che mi colpì molto. Era il giocatore dotato di maggior talento in quella nazionale. Sicuramente ce n’erano anche altri che però, onestamente, ora non ricordo. Ma i talenti veri, lo ribadisco, li avevamo noi: prima mi sono dimenticato di citare un certo Roberto Baggio, che era un vero fuoriclasse, nonché Giannini. I campioni autentici li aveva l’Italia. Purtroppo ci dovemmo accontentare del terzo posto.

A cura di

Giornalista e scrittore, coltiva da sempre due grandi passioni: la letteratura e lo sport, che pratica a livello amatoriale applicandosi a diverse discipline. Collabora con case editrici e redazioni giornalistiche ed è opinionista sportivo nell’ambito dell’emittenza televisiva romana. Nel 2018 ha pubblicato il romanzo "Ci vorrebbe un mondiale" – Ultra edizioni. Nel 2021, sempre con Ultra, ha pubblicato "Da Parigi a Londra. Storia e storie degli Europei di calcio".

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0 Comments

  1. marco

    Giugno 13, 2018 at 4:32 pm

    Visto il nome della rubrica (“Io gioco pulito”) a Carnevale ci stava senz’altro una domandina sul doping visto che lui, nel 1990, è stato squalificato per assunzione di Fentermina. Ma forse il cronista non lo sa.

  2. LUKE

    Giugno 14, 2018 at 10:31 am

    Caro carnevale quell’ultima giornata quando giocavi nella Roma contro l’Udinese hai fatto una cosa che noi a Firenze non si dimentica.

  3. Max Headroom

    Giugno 14, 2018 at 12:09 pm

    Carnevale su una rubrica che si chama IO GIOCO PULITO? Come mettere Hitler sulla copertina di Famiglia Crisstiana insomma! Ricordo ancora lo schifo del biscotto della partita Roma-Udinese per far retrocedere la Fiorentina. In galera altro che articoli sui giornali!!

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