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Alla scoperta dell’Innebandy

«Il mio nome è bandy, innebandy». Se fosse un agente segreto, probabilmente si presenterebbe così l’innebandy, che non è uno 007 bensì uno sport di squadra. Simile all’hockey, del quale può essere visto un po’ come un cugino, ha comunque un punto di contatto con la spia più famosa del globo nel cambiare la propria identità in base ai luoghi dove è praticato. Se nel mondo è conosciuto come floorball, con tanto di federazione internazionale (IFF), in Europa, e per la precisione nella Scandinavia dove è praticato a livelli professionistici, diventa salibandy in Finlandia per trasformarsi, appunto, in innebandy non appena si sconfina in Svezia.

Letteralmente, il nome significa “bandy interno”. Evidente il richiamo al bandy, sport invernale molto diffuso nel Nord Europa dove due squadre composte da undici atleti – muniti di pattini, bastone e abbigliamento coerente con il contesto (casco e protezioni per gomiti e ginocchia) – si sfidano su un campo di ghiaccio rettangolare, di uguali dimensioni a quello da calcio, con l’obiettivo di segnare un gol in più dell’avversario per aggiudicarsi l’incontro. Anche nell’innebandy si affrontano due squadre che, per superarsi, devono segnare un punto in più dell’altra, ma ciò avviene in un luogo al chiuso, di solito una palestra, e dalle dimensioni inferiori rispetto a quelle del bandy, comportando una riduzione del numero di atleti per squadra (sei) e del minutaggio di una partita: non due tempi da quarantacinque minuti, ma tre frazioni da venti con due arbitri, come nell’hockey su ghiaccio.

Rispetto al bandy, in auge fin da poco dopo il secondo dopoguerra (il primo campionato del mondo si disputò nel 1957), l’innebandy ha un’anagrafe molto più tenera (la IFF è nata nel 1986) ed è molto popolare in Svezia, patria europea di questa disciplina con una media di mille spettatori (su una nazione di dieci milioni di abitanti) sugli spalti della “Superliga” per vedere le gesta di club come i Pixbo (Mölnlycke, ovest di Götebörg), l’IBF Falun (centro del Paese) o l’IBK Storvreta (vicino Uppsala, nord di Stoccolma).

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Un’affermazione favorita, oltre che dalla storica diffusione di questo genere di sport a certe latitudini, dalla facilità e dalle basse spese con le quali si può praticarlo. Per giocare a innebandy, oltre che a una superficie pavimentata (da qui floorball, che alla lettera vuol dire “pavimento palla”), occorre un equipaggiamento semplice: un paio di pantaloncini, una maglietta e un paio di scarpe da ginnastica. Del tutto assenti protezioni come il casco (tranne che per il portiere), servono invece qualità come agilità e rapidità per arrivare a rete in uno spazio breve, che obbliga tutti i giocatori a un continuo sdoppiamento tra fase offensiva e fase difensiva. Per questo incessante dispendio energetico, le sostituzioni sono libere. Anche l’esplosività muscolare e la forza fisica hanno comunque la loro importanza sebbene l’innebandy, oltre a vietare di giocare la pallina con la testa e con le mani (a eccezione del portiere) e a non colpirla con il bastone oltre il ginocchio, proibisca, eccezion fatta per gli “spalla a spalla”, ogni forma di contatto, che è sanzionata con un calcio di punizione o con uno shootout, se interrompe una chiara occasione da rete.

È un gioco dai ritmi elevati, per questo vi sono discussioni sull’inserimento di un terzo arbitro, ed è

fondamentale saper abbinare al meglio le doti atletiche a quelle tecniche per eccellere e raggiungere livelli tipo quelli di Alexander Galante Carlström, Kim Nilsson o Anna Wijk, a oggi tra i giocatori e le giocatrici svedesi più rappresentativi. La terra di Re Gustavo è la massima esperta in materia: quindici ori e quattro argenti mondiali complessivi in undici tornei iridati, sebbene nell’ultima edizione maschile abbia trionfato la Finlandia, principale pretendente al trono di regina della specialità assieme alla Svizzera (dove, tanto per rimanere in tema d’identità cangianti, si chiama unihockey).

Queste tre, assieme a Repubblica Ceca, Polonia e Stati Uniti, dal 20 al 30 luglio prossimo, si sfideranno a Breslavia nella decima edizione dei World Games, anticamera dei Giochi a cinque cerchi, ai quali l’innebandy era stato invitato come sport dimostrativo nel 1997. Vent’anni dopo sarà presente in veste ufficiale ma, parafrasando James Bond, l’Olimpiade può attendere.

A cura di

Classe 1982, una laurea in "Giornalismo" all'università "La Sapienza" di Roma e un libro-inchiesta, "Atto di Dolore", sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, scritto grazie a più di una copertura, fra le quali quella di appassionato di sport: prima arbitro di calcio a undici, poi allenatore di calcio a cinque e podista amatoriale, infine giornalista. Identità che, insieme a quella di "curioso" di storie italiane avvolte dal mistero, quando è davanti allo specchio lo portano a chiedere al suo interlocutore: ma tu, chi sei?

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0 Comments

  1. Tiberio

    Marzo 4, 2017 at 9:20 am

    In Italia esiste anche una Federazione che organizza i campionati nazionali ed è la Federazione Italiana Unihockey Floorball.
    A febbraio 2017 ha organizzato le qualificazioni mondiali femminili a Celano (AQ) a cui hanno partecipato 10 nazioni tra cui la Finlandia e la Svizzera.
    http://www.fiuf.it e http://www.floorball.it

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