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Alla scoperta della regolarità automobilistica con Roberto Viganò

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Alla scoperta della regolarità automobilistica con Roberto Viganò

Vi presentiamo  oggi di una disciplina davvero poco conosciuta al grande pubblico che ha però una buona schiera di praticanti, visto che è l’unica consente di dedicarsi allo sport automobilistico anche senza costi folli e auto preparate. Parliamo della Regolarità, nelle sue varie tipologie, e lo facciamo con Roberto Viganò, pilota impegnato da una decina d’anni nella disciplina dove ha gareggiato in diverse specialità.

Roberto cos’è la regolarità automobilistica e come hai iniziato a praticarla?

Si tratta di una gara  dove non vince chi va più forte ma vince chi è più preciso. Esistono diverse tipologia di gare di regolarità, la classica, quella turistica, quella a media, aperte a ogni tipo di auto, soprattutto storiche, e la regolarità sport, la più vicina alle competizioni, dove sono ammesse solo le vetture con attrezzatura di sicurezza e in cui l’equipaggio deve indossare la tuta e il casco. Io ci sono arrivato partendo dalla grande passione per lo sport automobilistico. Una passione nata da bambino seguendo i primi rally che passavano sotto casa negli anni Settanta. Mi sono avvicinato a questo sport intorno ai trent’anni con alcune gare di slalom e salita, quindi gare di velocità. Poi ho ripreso dopo una breve interruzione dieci anni fa avvicinandomi al mondo della regolarità. L’ho fatto perché la grande maggioranza delle competizioni di questa disciplina vengono disputate con auto storiche quindi la grande passione per l’auto, in particolare per quella sportiva degli anni Settanta. mi ha avvicinato a questo mondo.

So però che tu le primissime gare le hai fatte in una branchia ancora diversa: la regolarità per auto con carburanti alternativi ed ecologici.

E’ vero. La prima gara la feci con una Mini Cooper classica, ma subito mi sono reso conto che c’era un’altra possibilità di avvicinarmi a un’altra mia grandissima passione: il Rally di Montecarlo, i cui organizzatori oltre alla famosissima prova del Mondiale ogni anno propongono anche il Rally storico e una versione riservata alle auto a propulsione ecologica che segue i regolamenti della regolarità, e con mio nipote, che possedeva un’auto rispondente ai parametri di ammissione di provare questa avventura disputando per due volte la gara francese.

Successivamente sei passato alle auto storiche.

Sì, la prima fase della mia carriera è stata orientata alle energie alternative. Un ambiente tra l’altro molto interessante. Le gare si svolgevano sotto l’egida FIA, la federazione mondiale dell’automobile, ed erano valide per un Campionato del Mondo, con attorno un interesse mediatico piuttosto importante. E soprattutto si andava a gareggiare su strade mitiche dello sport automobilistico.  Contemporaneamente però ho sempre continuato a coltivare la passione per le auto storiche, lasciando definitivamente il settore delle energie alternative nel 2015.

Quest’anno cinque gare e cinque podi tre vittorie e due terzi posti.

 Dal punto di vista del risultato agonistico questa è stata la miglior stagione da quando gareggio. Mi sono alternato su due auto, nella regolarità sport, la più vicina alle corse come dicevamo, che vengono disputate su strade chiuse in abbinamento ai rally e prevedono delle velocità abbastanza sostenute, ho utilizzato una Fiat 850 Sport Coupè del 1969, un’auto piccola, grintosa, molto divertente da usare. Invece nella regolarità turistica abbiamo utilizzato una A112 Abarth del 1977.

Nella regolarità turistica e classica, che ho praticato anch’io per diversi anni, le medie richieste sono più basse ed è necessario rispettare sempre il codice stradale visto che tutta la manifestazione si svolge su strade aperte al normale traffico.

 Sicuramente sì per quanto riguarda la guida sportiva, sono però prove impegnative per quel che riguarda la navigazione. Nella Sport si ripetono due o tre volte prove speciali chiuse mentre nella turistica si percorrono tratti molto più lunghi di strade secondarie, con spesso bivi difficili da vedere e ciò rende molto importante il ruolo del navigatore. Le prove speciali sono di precisione, si deve passare a un orario imposto esatto al centesimo di secondo e ad ogni centesimo di ritardo od anticipo viene attribuito un punto di penalità al concorrente.

I tempi vengono rilevati con un tubo di gomma, detto pressostato, collegato a un cronometro che viene premuto dal pneumatico dell’auto o da fotocellule.

 Esatto. Prevalentemente si utilizza il pressostato mentre la fotocellula viene utilizzata su terreni particolari, quando si gareggia sulla terra o sulla neve dove i tubi darebbero problemi tecnici. La somma di tutte le penalità determina la classifica finale. Il rilevamento del tempo spesso provoca contestazioni e code polemiche perché è molto complesso da effettuare. Noi in auto abbiamo la percezione del risultato ottenuto e strumenti che ci confortano in questo e quando riscontriamo differenze con quanto indicato dai cronometristi spesso sorgono discussioni. Ciò avviene più spesso nelle gare più importanti, valide per il Campionato Italiano di regolarità classica. Nelle turistiche e nelle sport l’ambiente è molto meno esasperato. Si è rivali in gara ma alla fine c’è molto rispetto e amicizia. Il mio principale rivale dell’epoca delle gare con le vetture delle energie alternative, Massimo Liverani, più volte Campione del Mondo della specialità, è venuto due volte a farmi da navigatore in gare turistiche o sport.

I costi da sostenere per praticare questo sport variano molto. Ci si può approcciare con cifre modeste utilizzando auto anni Ottanta ad esempio o spendere molto di più con auto molto anziane e di prestigio…

Ci sono gare come il Montecarlo Storico e la Mille Miglia Storica con centinaia di iscritti a bordo di auto di prestigio spesso modelli molto antichi, vere opere d’arte che viaggiano su strada, con costi davvero esorbitanti, per l’acquisto, il trasporto e la manutenzione. Chi vuole divertirsi in gare meno d’élite con vetture meno anziane può farlo con una spesa molto contenuta, potendo comunque ambire a ottenere ottimi risultati visto che in teoria tutti possono vincere non essendoci discriminanti che favoriscono le vetture più potenti e veloci, ma si tratta di prove di precisione. Con impegno e allenamento tutti possono ambire a un risultato di rilievo. E’ importante l’affiatamento tra pilota e navigatore. Il mio consiglio è provare magari con l’auto di tutti i giorni nella categoria delle vetture Moderne, poi se ci si appassiona con un piccolo investimento si può acquistare una vettura storica a buon mercato.

Non ci sono praticamente limiti di età per praticare questa disciplina

In molti ci arrivano magari a cinquant’anni, non sentendosela più di correre a tutta nei rally. Ci sono specialisti che entrano nelle prime posizioni delle prove di Campionato Italiano avendo superato i settant’anni. Ultimamente si avvicinano alla disciplina anche diversi giovani, appassionati di automobilismo ma magari non in grado di sostenere i costi di un rally. 

Ringraziamo Roberto Viganò per averci presentato questo particolare sport, che come accennavo prima, anch’io ho praticato per diversi anni come navigatore con anche diverse soddisfazioni, in un’occasione dividendo anche l’abitacolo con Roberto.

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Francesco Beltrami
A cura di

Francesco Beltrami nasce 55 anni fa a Laveno sulle sponde del Lago Maggiore per trasferirsi nel 2007 a Gozzano su quelle del Cusio. Giornalista, senza tessera perché allergico a ogni schema e inquadramento, festeggerà nel 2020 i trent'anni dal suo primo articolo. Oltre a raccontare lo sport è stato anche atleta, scarsissimo, in diverse discipline e dirigente in molte società. È anche, forse sopratutto, uno storico dello sport, autore di diversi libri che autoproduce completamente. Ha intenzione di fondare un premio giornalistico per autoassegnarselo visto che vuol vincerne uno e nessuno glielo da.

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