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Alireza Beiranvand, portiere a tutti i costi

Cosa faremmo per contrastare un destino già segnato? Le reazioni potrebbero essere molteplici. Dalla semplice rabbia per il fato avverso, al rialzarsi sputando la polvere, al rassegnarsi inghiottendola.
Eppure c’è chi il destino lo prende a sassate. Se l’Iran ai mondiali in Russia, come squadra meritava già una lezione accademica sui peones, il suo portiere Alireza Beiranvand, merita quella che all’università chiamano “parte speciale”. Un corso monografico.

Alireza è figlio di una famiglia nomade, dedita alla pastorizia. Gli svaghi erano pochi. Tra questi un gioco, il Dal Paran, che consiste nel tirare un sasso il più lontano possibile. E segnatevi questo. Perchè tornerà utile in seguito.
Destinato al gregge, il ragazzo vorrebbe giocare a calcio. Ma il padre lo scopre e gli strappa divisa e guanti.
A quel punto il bivio. Restare a guardare o agire.

Decide di scappare e di salire sul primo bus per Teheran. Vuole allenarsi davvero, vuole fare il calciatore. Sul bus incontra un allenatore di una squadra della capitale, Feiz e gli chiede se può allenarsi con loro.
Però non può soltanto vivere di calcio, non in quei posti, non in un paese in cui il calcio non ha i contratti miliardari che sentiamo magnificare.

Cerca lavori occasionali e dorme in strada, perfino davanti alla porta del club con cui si allena, per essere puntuale il giorno dopo.
Una prima occasione gli viene offerta proprio con un contratto della squadra di Feiz. Ma nel frattempo deve anche lavorare regolarmente, lo fa per un autolavaggio.
Diventa esperto nella pulizia delle grosse macchine e un giorno si presenta lì una delle più grandi star del calcio iraniano, Alì Daei. I colleghi lo invitano a parlarci, per farsi aiutare nella carriera. Ma Alireza non è solo abituato agli stenti, è anche ostinato. Decide di tacere, di non chiedere nulla.

Dopo un infortunio, la sua squadra la Naft Teheran, lo esclude. Cerca altri ingaggi ma non lo vuole nessuno, in poco tempo accumula lavori precari e un futuro da calciatore dietro le spalle. 
E invece no. L’ultima occasione prima del nulla, si presenta con il tecnico della under 23 nel Naft. Lo richiama e lo fa giocare in prova. Nel 2014 succede l’impensabile. Vi ricordate il Dal Paran, il gioco a chi tira le pietre più lontano? bene, Alireza grazie a quello, si inventa un lancio da settanta metri con le mani per il compagno che va in gol. Per i profani, calciare preciso a settanta metri è già difficilissimo, figuratevi un lancio con le mani.

Cominciano a notarlo per questa sua capacità di servire i compagni con precisione a distanze enormi con le mani. Fino a che non ottiene la convocazione in nazionale, con cui va ai mondiali ed esce solo per giochi del destino. Non prima però di aver parato un rigore a Ronaldo. Ma figuratevi, per uno abituato a lanciare pietre e dormire per terra, buttarsi a prendere la sassata di Ronaldo, sarà stato solo un ritornare bambino per un attimo. Quando a Persepolis, sognava la nazionale. E si è ribellato al destino che sembrava un masso che nessuno avrebbe spostato mai.

Ettore Zanca
A cura di

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