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Ai confini del calcio che conta: i “Cani da Strada” delle Filippine puntano a conquistare l’Asia

La rivolta delle Filippine. Va beh, sgombrare il campo da facili ironie: si parla di calcio. Il viaggio ai confini del pallone si ferma a Manila sede di una delle nazionali più scarse di sempre. In patria, li chiamano “Azkals”: tradotto, “cani da strada”. In effetti, giocano male e non sono neanche considerati. Da queste parti lo sport più praticato è il basket, lascito storico degli Stati Uniti, da cui l’arcipelago si è reso indipendente solo nel 1945.

Eppure negli ultimi anni, qualcosa è cambiato. La federcalcio locale, stanca di sconfitte chiede e ottiene investimenti mirati in impianti e scuole calcio. Quindi, apre una “caccia all’emigrato”. Obiettivo? Valorizzare i talenti locali e scovare in giro per il mondo i figli di filippini che possano rendersi utili alla causa. L’idea è buona. Il movimento si espande. Giocare a calcio inizia ad avere senso. Anche perché, passione, a parte, chiunque si stufa di perdere. E non è facile giocare e vincere una partita a basket se l’altezza media della nazionale è di 165 cm…

Nasce un campionato semiprofessionistico a 12 squadre. Il 5 dicembre del 2010 si  riscrive la storia: le Filippine affrontano e superano il Vietnam in Coppa d’Asia meridionale. 2-0. Un miracolo sportivo. Firmato Chris Greatwich e Paul Younghusband, un passato anonimo al Chelsea (presenze in blues? Zero) ma leader assoluto della propria nazionale:  classe 1987, conta 79 presenze e 42 reti. Un monumento. Del resto, la mobilità del numero 10 è simile…poco importa, l’importante è essere efficaci negli ultimi 16 metri.

L’insperato successo restituisce credibilità all’intero movimento. Nel 2011 le Filippine provano il primo assalto alla storia. Obiettivo Brasile 2014? Svampato signò: 1-5 nel doppio confronto contro il Kuwait. Poco importa. I “cani da strada” sono scarsi ma tenaci. La Federcalcio assume Thomas Dooley, una vita spesa a cercare palloni e trovare caviglie in Bundesliga.

Il suo compito è improbo. Niente, però, stuzzica un mediano come una sfida impossibile.

Dooley accetta. Le Filippine si giocano la qualificazione al girone finale per le qualificazioni a Russia 2018 in un girone proibitivo: gruppo H con Uzbekistan, Bahrain, Corea del Nord e Yemen. Passa la prima. Speranze? Zero virgola zero.

Eppure, per 180′ le Filippine accarezzano il sogno. Dooley vara un 4-2-3-1 che esalta le caratteristiche degli Azkals. Corsa, ordine, disciplina e volontà. Quanto basta superare il Barhain (2-1) all’esordio e lo Yemen (0-2) in trasferta. Dopo due turni, contro ogni pronostico, le Filippine si giocano il primato con il favoritissimo Uzbekistan. Finisce come deve: 1-5 in Casa, 0-1 in trasferta e addio ai sogni di gloria. I “cani da strada” però, non demordono: un ultimo sussulto d’orgoglio, la vittoria per 3-2 contro la Corea del Nord che vale il dignitosissimo terzo posto nel girone, il 125esimo posto della classifica Fifa e la soddisfazione di averci provato senza incappare nelle solite storiche figuracce. Non è poco.

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