Connect with us

Cerca articoli

Altri Sport

“A voi”: Grazie Valentina, Donna, Storia, Metafora. Non passerai mai

[themoneytizer id=”27127-1″]

“A voi”: Grazie Valentina, Donna, Storia, Metafora. Non passerai mai

Compie oggi 46 anni Valentina Vezzali, immensa campionessa italiana di scherma, una delle più grandi sportive azzurre di tutti i tempi, se non la più grande. Un palmarès infinito, ma soprattutto una donna unica che ci ha emozionato e fatto gridare di gioia tante volte. Il nostro tributo alla Regina del Fioretto.

Càpitano di quei momenti che ti dici: adesso devo fare un bel pezzo. Ma bello. Ma proprio bello.

Perché questa storia lo merita, ti dici. E allora hai il dovere di esser perfetto. A freno la retorica, occhio che ci stai mettendo troppo pathos, troppo coinvolgimento, ragazzo. Sobrietà, ragazzo.

Poi, capita che negli anni ti accorgi che ogni qual volta sei alle prese con una storia a cui tieni particolarmente, fallisci sempre: il pathos fa il suo corso, la sobrietà corre il rischio di distrarsi, e non ci riesci, non c’è scampo. E allora accetti: e io accetto, anche in questo caso non verrà poi così bene. Mi sto consegnando disarmato: con Valentina Vezzali non sarò sobrio, non chiuderò il pathos in una stanza. Non verrà bene, ma lo accetto e non posso farci niente, e tanto vale buttarsi e andare. E allora cominciamo.

Valentina Vezzali ha chiuso con le gare ormai quattro anni fa, e qualcosa, nei ventricoli di chi ama lo sport, si è chiuso insieme a lei. La storia resta, non ce la porta via nessuno. Non le medaglie, l’esaltazione, il cannibalismo della più grande sportiva italiana di sempre. Quelli sarebbero anche dettagli. È la storia umana, la parabola, l’ispirazione.

Questa è una storia di quelle che partono dalla fine. O meglio, partono dal momento sbagliato.

Anzi, come se fosse un film di Scola, questa storia si lascia raccontare cominciando da un sorriso strano e agrodolce, dentro un momento sbagliato. Per chi la ama, Valentina Vezzali non è (o non soltanto) le 9 medaglie olimpiche di cui 6 ori, i 16 ori, 6 argenti e 4 bronzi mondiali. Il ritratto, l’inquadratura perfetta di che cos’è Valentina Vezzali, il fotogramma da conservare tra i souvenir più preziosi, è quello di una serata sbagliata. La sera forse più nera, eppure più abbagliante della sua immensa carriera, quella in cui firmò l’opera d’arte più bella. Non vinse l’oro Valentina, il 27  luglio del 2012, a Londra: anzi, fu il suo risultato olimpico individuale meno positivo. Ma l’emozione fu la più grande. Il cuore impazzì, e ricorda alle perfezione le sue lacrime olimpiche più belle e dolci di sempre che, per un fato beffardo, arrivarono per un bronzo. Un bronzo, immediatamente dopo la sconfitta nella semifinale tutta italiana, in palio per chi non aveva mai saputo neanche che colore avesse, il bronzo.

E Valentina, infatti, sembrava non esserci, mentre seguivamo con l’impotente rabbia agonistica avvolta dentro la tenerezza del commiato quella finalina con la coreana Nam. Non era né cronometricamente, né umanamente possibile rimontare, sotto di 4 stoccate, a 12 secondi dalla fine, confessava il telecronista. Non così, non certamente con il carico emotivo addosso a Valentina, dopo aver visto sfumare l’oro della leggenda, il quarto consecutivo nell’individuale, come nessuna donna mai nella storia dei Giochi Olimpici. Non certo in una finale, quella per il metallo meno pregiato, che fino a 12 secondi dalla fine sembrava distruggerla per il solo fatto di disputarla. Ma scrivere una leggenda anche dopo la sconfitta più cocente, non è roba qualsiasi. Questo è favola, è parabola, è ispirazione: urlava l’Italia, godeva l’anima di ogni romanziere, mentre Valentina vinceva quel bronzo già perso. In 12 secondi.

La Vezzali c’era, c’era sempre, e ci fu anche quando non c’era: oggi è pura didattica, è certezza che è l’alzare la testa che certifica l’impossibile diventato regola. Correlativo oggettivo, lo chiamava il poeta: e il fioretto, quella sera, fu umanissimo simbolo. Dentro ogni storia umana, ogni esperienza, ogni lotta, è come se ci fosse un po’ di quella sera londinese, quel cronometro di cui infischiarsi, quel punteggio che no, non si può fare, quel furioso attacco del 12 pari tirato fuori da chissà quale pozzo di forza, in quella finale che non ebbe il valore dell’oro, ma ha il valore universale della metafora dell’inguaribile incapacità di piegarsi, della semantica dell’imperfetta vittoria quale medaglia più bella e inossidabile. Si può fare, si può. A voi. Non è necessario aver digerito un bel po’ di scherma, per capire cosa successe quella sera sulla pedana di Londra tra la Vezzali e la Nam. Ma aver digerito un bel po’ di vita, questo sì, per capire che non finisce mai, mai. Mai.

È quel 13-12, non i sei ori olimpici, non il cannibalismo della combattente, non lo sconcerto e il disarmo che leggevi negli occhi delle avversarie malcapitate, che racconta cosa è Valentina Vezzali, portabandiera d’anima, donna che ha raccontato quanto aleatorio sia il “si può, non si può, per chi possiede testa, cuore, e un po’ del pazzesco ossimoro dun incosciente equilibrio. Quanto piansi, quella sera. Senza vergogna, senza freno: non passerà mai. Che lezione, Valentina. Che favola, Valentina.

Poi, solo poi, viene il resto di questa storia, a ritroso, fino all’inizio. Le statistiche, i numeri imbarazzanti per qualsiasi dio dello sport, dell’alternanza, dell’incognita. Ma questo, oggi, è già letteratura sportiva. Questo, per chi la ama, può essere un dettaglio.

Ripesco quello che scrissi, dopo quella finale per il terzo posto con la Nam, la meno amata (c’è da giurarci) dalla più grande sportiva italiana di tutti i tempi, eppure la più preziosa di tutte. E allora, fallire per fallire un pezzo che voleva esser bello, e invece è solo l’assalto d’un pathos sconsiderato, sbracato, vergognosamente sincero, le rileggo, e le riscrivo, non tradendone una sillaba. Grazie Valentina, storia meravigliosa, parabola, ispirazione. Non finirai mai. Non passerai mai.

Guarda il Video : Vezzali – Nam, finale terzo posto Londra 2012

        [themoneytizer id=”27127-28″]

Avatar
A cura di

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Da non perdere

Altri Sport

Armin Zöggler: a tu per tu con il Cannibale del ghiaccio In questa anno balordo il momento  delicato dovuto alla seconda ondata Covid  ha...

Basket

Krešimir Ćosić, la leggenda del Fenomeno che disse di No alla Nba Avrebbe compiuto oggi 72 anni Kresimir Cosic, il fenomeno croato della palla...

Calcio

Jan Jongbloed: c’erano una volta un tabaccaio, un pescatore e un portiere di calcio Compie oggi 80 anni Jan Jongbloed, storico portiere di quella...

Calcio

Didi, il calcio in due sillabe – Per Didi giocare a calcio è come sbucciare un’arancia. – Pelé  Nella favela di Campos, alle porte...

Altri Sport

Jonah Lomu, più forte del suo destino Il 18 novembre 2015 ci lasciava, nella città neozelandese di Auckland, Siona Tali “Jonah” Lomu, da tutti...

Altri Sport

Nadia Comăneci: una farfalla in cerca della felicità Compie oggi 59 anni Nadia Comaneci, fenomenale ginnasta rumena che alle Olimpiadi 1976 mandò in tilt...

Calcio

Nils Liedholm: c’era una volta il “Barone” Il 5 Novembre 2007 ci lasciava Nils Liedholm, indimenticabile Barone svedese del calcio italiano. Personaggio unico e...

Altri Sport

Stefania Belmondo: a tu per tu con la “Trapulin d’oro” dello sci italiano Il mondo dello sport riparte con fatica tra la seconda ondata...

Calcio

Marco Van Basten: l’eterno volo del Cigno Compie oggi 56 anni Marco van Basten, il fenomenale quanto sfortunato giocatore olandese che abbiamo avuto l’onore...

Calcio

Matthew Le Tissier, una scelta da Dio Strano stadio, il vecchio “The Dell”; trentamila anime di gomiti che si strofinavano uno contro l’altro, nei...

Calcio

Lev Yashin: storia dell’invincibile Ragno Nero Il 22 ottobre 1929 nasceva Lev Yashin, fenomenale portiere russo, unico estremo difensore ad aver vinto il Pallone...

Calcio

Chilavert non si giudica dalla copertina Spesso mando ciò che scrivo a una mia carissima amica. Le chiedo di dare un’occhiata perché di lei...

Gioco Pulito è una Testata giornalistica registrata presso il Tribunale Civile di Roma – Autorizzazione N° 184/2018 del 22-11-2018 Società Editrice Io Gioco Pulito srls - Direttore Responsabile Antonio Padellaro