Il mondo dell’informazione sportiva a qualunque livello ha visto negli ultimi quindici anni un ingresso a pieno titolo di donne di altissima professionalità e competenza. Un mondo che era ad esclusivo appannaggio dell’universo maschile è progredito nel tempo dando il là ad una serie di giornaliste che hanno dimostrato sul campo, con passione e dedizione, di essere un valore aggiunto per l’informazione sportiva in generale. Le recenti Olimpiadi parigine hanno confermato ancora una volta questo status quo affidando ruoli ed incarichi sul campo a diverse giornaliste, e tra queste il prestigioso compito di fungere da madrina di Casa Italia è stato assegnato a Simona Rolandi.
Da anni voce e pilastro televisivo di tutti gli eventi calcistici, italiani ed internazionali, la giornalista romana ha dimostrato la sua competenza versatile accogliendo e intervistando, nel salotto buono del servizio pubblico, tutti i medagliati di Parigi con i quali condividere la prime riflessioni ed emozioni. Ruolo che ha saputo svolgere con empatia e professionalità dando spazio e voce ai veri protagonisti di questa magnifica edizione olimpica, gli atleti. Un altro tassello importante che Mamma Rai ha riempito con la figura giusta al posto giusto, frutto di un lavoro di squadra splendidamente capitanato dal deus ex machina Jacopo Volpi che ha optato per il garbo e la gentilezza di una tra le più esperte e conosciute croniste sportive. Abbiamo avuto il piacere di incontrarla per condividere alcune impressioni sulle recenti Olimpiadi parigine e su come è cambiato in questi anni il mondo dell’informazione sportiva.
Simona buongiorno, partiamo dalle recenti olimpiadi parigine che hai avuto l’onore di seguire da una posizione privilegiata, il salotto di Casa Italia. Esperienza umana e professionale?
Un bilancio meraviglioso per me, era la mia quarta olimpiade, ma la prima da Casa Italia. Avevo a disposizione tutti i medagliati vivendo le emozioni a caldo e raccontando le loro storie, avendo un ampio spazio a disposizione. Un lavoro enorme a livello di ore giornaliere, ma le sensazioni compensavano abbondantemente la fatica, una Parigi che si è man mano appassionata a questo evento e che ci ha regalato tante soddisfazioni, con le donne che hanno avuto un grande ruolo nel medagliere. Un’emozione continua in un luogo magico come Casa Italia, un posto dove in ogni metro giravi e potevi incontrare ogni sorta di atleta, di oggi o di ieri, un privilegio assoluto che mi sono goduto in tutto e per tutto. Aggiungo anche il fantastico lavoro di squadra di tutti i tecnici che hanno condiviso questa esperienza, è un ringraziamento speciale alla mia preziosissima assistente Veronica che mi ha supportato in queste due estenuanti settimane.
L’importanza universale di una kermesse come le Olimpiadi, un patrimonio fondamentale per lo sport in generale, ed in particolare per tante discipline che non hanno di solito grande visibilità?
Le olimpiadi sono uniche per quello che rappresentano e per quello che trasmettono, c’è la concentrazione del vero sport al suo massimo potenziale. Io mi occupo principalmente di calcio, però in questi quindici giorni respiri l’aria della competizione a tutto tondo con gli enormi sacrifici che questi ragazzi compiono per giocarsi tutto in poco tempo. E’ l’essenza autentica degli sport che coinvolge tutto il Paese, molti dei quali non hanno i riflettori giornalieri, peccato che si svolgano solo ogni quattro anni perché questi splendidi ragazzi meriterebbero più spazi e più occasioni di questo livello.
Come nasce la giornalista Simona Rolandi? Entrare nel mondo del giornalismo sportivo era quello che hai sempre sognato?
Si era proprio quello il mio sogno, proprio quello di condurre la Domenica Sportiva. Mi sono laureata in economia e commercio, ma il mio obiettivo era diventare giornalista e occuparmi di sport nonostante avessi due genitori che lavoravano in banca che nulla avevano a che fare con questo mondo. Dopo la laurea che ho preso controvoglia ho cercato di capire come fare per raggiungere il mio reale obiettivo, rinunciando anche a proposte di lavoro di settore. Ho rischiato tanto e ho cominciato a scrivere su Fuori Campo dandomi da fare anche tra vari uffici stampa, poi tutto è cambiato quando ho vinto il concorso per entrare alla scuola di giornalismo di Perugia. Da lì ho iniziato il praticantato, poi ho dato l’esame di stato e poi tanto precariato in Rai e finalmente l’assunzione a tempo indeterminato. Un percorso lungo e tortuoso, fatto di scelte folli che ho fatto assumendomi tutte le conseguenze del caso, alla fine è andata bene e sono esattamente dove vorrei essere.
La crisi attuale del calcio italiano va in controtendenza rispetto allo straordinario medagliere olimpico. Come siamo arrivati a questo? Segnali di ripresa in Nations League, abbiamo imboccato la strada giusta?
Credo che siamo usciti dal buio del tunnel, spiragli di luce all’orizzonte si intravedono e che la strada imboccata sia quella giusta, ma ancora lunga. Dobbiamo ricordarci da dove siamo partiti con due mondiali falliti e un europeo disastroso, ma la cura Spalletti sta iniziando a funzionare grazie ad una semplicità e ad una libertà di esprimersi con cui sta approcciando il gruppo. Un’Italia ringiovanita che dovrà senz’altro maturare e fare esperienza, la sconfitta di Milano con la Francia è li a ricordarci che nonostante l’ottimo girone di Nations League è bastato un passo falso per farci perdere il primato del girone.
Il discorso quote rosa è ormai superfluo nella vostra realtà aziendale, in Rai c’è una presenza corposa e costante di brave giornaliste che si occupano di comunicazione sportiva. Un ottimo segnale e un bell’esempio di pari opportunità?
Non parlerei di quote rosa, ma di grandi professionalità che svolgono il loro lavoro in maniera qualitativamente alta. Siamo trasversali in tante discipline sportive e siamo lì per i nostri meriti, non per un discorso di par condicio, e per quanto riguarda l’azienda Rai questo tipo di discorso è decisamente superfluo. Gli spazi che noi donne occupiamo nella redazione sportiva lo confermano abbondantemente, sono circondata da tante bravissime colleghe che da anni dimostrano il loro valore e il loro altissimo livello di competenza.
Sei da oltre vent’anni nel servizio pubblico, in cosa è cambiato secondo te il mondo della comunicazione sportiva? Il web ha aumentato l’offerta, ma diminuito la qualità?
L’informazione è cambiata tanto, nei mezzi grazie ad una tecnologia sempre più evoluta e nei tempi di velocità di circolazione delle notizie. Questi fattori hanno ridimensionato ahimè il ruolo della carta stampata che arriva sempre un attimo dopo, mentre un sito web si aggiorna automaticamente in tempo reale. Son cambiati anche i supporti, io son cresciuta con gli archivi analogici, tra Vhs e Beta, adesso è tutto digitalizzato e anche fisicamente gli strumenti sono oggettivamente più comodi da utilizzare. Personalmente non dimentico da dove sono partita e quanto è stato importante nella prima parte della mia carriera il non avere a disposizione il web che di fatto ha cambiato le regole del gioco polverizzando l’offerta tra fake news e il famigerato wikipedia, che pur essendo utilissimo può essere rischioso se non si mette in atto una doppia verifica delle fonti.
Il PNRR è una grande opportunità su cui investire anche a livello sportivo. Su quali criticità del settore andresti ad investire?
Dobbiamo ripartire dalla base, senza investimenti sui settori giovanili non andremo da nessuna parte e due mondiali mancati sono qui a dimostrarcelo. Lo sport soprattutto in età scolare deve essere accessibile e gratuito per tutti, prima c’erano gli oratori che erano veri e propri punti di aggregazione, anche sportiva, ora è tutto cambiato e mancano in molte zone del nostro Paese gli impianti sia per chi lo fa per diletto che per quelli che iniziano l’agonistica. Lo sport è innanzitutto un volano di socialità, ai nostri tempi forse era tutto più semplice, ricordo ore ed ore passate a giocare a pallavolo sotto casa che comunque mi distraevano dal non fare nulla o da frequentazioni sbagliate. Poi c’è anche il discorso della salute e dell’obesità che dai dati che emergono non è affatto da sottovalutare, per cui il PNRR dovrebbe dare risposte in tal senso e abbastanza rapidamente.
Hai seguito numerosi eventi internazionali dal vivo, c’è un aneddoto o un ricordo che ti è particolarmente rimasto impresso e a cui ogni tanto ripensi?
Essendo da sempre innamorata del Volley il ricordo dell’impresa delle ragazze di Velasco è ancora davanti ai miei occhi, sono riuscita a viverla in presenza sugli spalti ed è stata un’emozione incredibile. Poi rimango sempre in tema pallavolo, sport che ci ha dato tantissime soddisfazioni, ricordo la grande vittoria degli azzurri di Fefè De Giorgi in Polonia nella finale dei mondiali giocata a Katowice davanti ad undicimila polacchi. Difficile trovare le parole per descrivere le sensazioni durante tutto il corso della gara, ho sentito anche il grande privilegio e la grande responsabilità di trasmettere, durante la diretta, quello che si stava vivendo sul campo. Tra i momenti peggiori uno legato al calcio e alla tragica serata di Milano chiusa col pareggio con la Svezia che ci ha estromesso dai mondiali. Ero in studio con Marco Tardelli, eravamo entrambe impietriti e non sapevo cosa dire, era impossibile trovare delle parole adatte per descrivere quello che stavamo vivendo.
Ti piace il mondo del calcio odierno? E’ uno sport che, per come è strutturato, può avere un futuro in queste modalità, o ci sono delle criticità da correggere?
Si è oggettivamente un caos continuo, tra coppe e campionato la giostra del calcio va avanti sette giorni su sette. La risposta la conosciamo tutti, il calcio è un prodotto da vendere che risponde alle logiche della domanda e dell’offerta regolato da dinamiche a volte assurde che costringono di fatto gli atleti a non fermarsi praticamente mai. Se salta una partita per qualunque motivo c’è lo psicodramma di dove inserirla in calendario e diventa complicatissimo per i vertici gestire questa costante corsa contro il tempo. Non vedo miglioramenti all’orizzonte, il mondiale per club è qui a dimostrarci che invece di tornare indietro andiamo ad aggiungere competizioni su competizioni che alla lunga creeranno una inevitabile disaffezione degli utenti.
Cosa vuoi fare da grande? Rimanere sempre nell’ambito sportivo o ti pacerebbe anche cambiare settore? Ad un giovane giornalista che ancora crede in questa professione cosa senti di poter dire?
Sono nella redazione sportiva da tanti anni perché è sempre stata la mia grande passione, mai dire mai nella vita però sto bene qui e mi piace occuparmi delle cose che faccio, poi se vogliamo volare alto mi piacerebbe calcare il palcoscenico dell’Ariston perché Sanremo è l’evento targato Rai per eccellenza, sarebbe bello un giorno poterci andare come co-conduttrice. Oggi è dura, durissima vivere di questa professione che per me è la più bella del mondo, vedo molti ragazzi giovani venire, per esempio, al Coni la mattina e il pomeriggio o muoversi in giornata tra Trigoria e Formello e lo fanno per pochi soldi. Animati da questa passione che, essendoci passata in prima persona, va assecondata e alimentata in tutto e per tutto, per cui il mio messaggio è non mollare e di studiare e prepararsi tanto, perché se ce l’ho fatta io pur prendendo tante porte in faccia e giusto che chiunque provi con tutte sue forze ad inseguire questo sogno.
