Raccontiamo lo sport dal 2015 - Direttore Antonio Padellaro
Dicembre 19, 2025

A tu per tu con Giorgio Rocca, il Re dello Slalom azzurro

Viaggia senza soste la torcia olimpica che ha intrapreso il suo inesorabile cammino verso Cortina-Milano, l’evento per eccellenza della Stagione invernale 2025/26 che sta entrando nel vivo con le storiche gara italiane di fine anno. Le ottima prove in gigante di Alex Vinatzer e la solidità di Paris nelle discipline veloci tengono vive le speranze azzurre a livello maschile di poter competere alla ricerca di un podio, argomento che conosce molto bene il fresco cinquantenne Giorgio Rocca.

Ventidue in totale i piazzamenti in Coppa del Mondo tra i primi tre: undici successi, di cui l’unico in Italia a Campiglio proprio in questi giorni di vent’anni fa, sette secondi e quattro terzi posti ai quali vanno aggiunti i tre bronzi mondiali, due in slalom e uno in combinata, raggiunti a Sankt Moritz 2003 e Bormio/Santa Caterina 2005. Tecnica sopraffina, classe da vendere e tanta, tantissima determinazione hanno fatto di Giorgio uno dei più grandi slalomisti di sempre, degno erede delle gesta dell’Albertone Nazionale, con tanto di coppa di specialità agguantata nel 2006, anno agrodolce segnato purtroppo dalla maledetta caduta nella prima manche dello slalom olimpico di Torino. Da quel momento in poi diversi acciacchi fisici gli impedirono di tornare ad altissimo livello, un secondo posto a Garmisch nel 2009 sarà l’ultimo risultato degno di nota prima del ritiro l’anno successivo a stagione in corso. Cessata l’attività il campione di Livigno ha intrapreso una brillante carriera imprenditoriale, la sua Academy è da anni un punto di riferimento rivolto al settore degli sport invernali, una serie di servizi rivolti a tutti i livelli tra lezioni private e la possibilità di sciare con uno dei più grandi campioni dello sci alpino italiano.

Abbiamo avuto il grande piacere di incontrarlo proiettandoci sull’evento sportivo per eccellenza, ormai alle porte, e per rivivere i punti salienti della sua vita di atleta ed imprenditore.

Giorgio buongiorno, partiamo con le imminenti Olimpiadi di Cortina. Con che spirito ci arriviamo nello sci alpino? Speranze concrete di medaglie molto difficili o abbiamo qualche freccia al nostro arco?

Sicuramente non partiamo tra i favoriti, ma gli ultimi risultati di Alex Vinatzer e il buon inizio di stagione di Paris sono segnali incoraggianti. Poi c’è anche Mattia Casse, ricordiamoci che corriamo in casa e sulla pista di Bormio possiamo, soprattutto nelle discipline veloci, far bene. Non scordiamoci anche le donne, Sofia Goggia ha concrete possibilità di podio, mancano ancora diverse gare di Coppa per avvicinarsi al meglio alle gare olimpiche di febbraio e di segnali incoraggianti ci sono. Vinatzer in particolare ha dimostrato di sapersi adattare alle curve larghe del gigante più che alle dinamiche dello slalom e sta dimostrando la sua competitività abbinata ad un ottimo stato di forma. Possiamo e dobbiamo essere comunque ottimisti.

In questi giorni ricorre il ventennale del tuo trionfo a Madonna di Campiglio. Ricordi di quella vittoria? Quanto è stato bello, tornando in chiave olimpica, vincere uno slalom tra il tuo pubblico?

Ricordo memorabile, l’unica vittoria in slalom in Italia ottenuta ormai vent’anni fa. Ero in un momento magico della mia carriera anche se dopo la prima manche ero quarto. Chiudo la seconda con più di un secondo di vantaggio all’arrivo e ho subito pensato che fosse la volta buona. C’era tantissima gente, le Olimpiadi di Torino erano alle porte e la passione dei tifosi era incredibile, un grande orgoglio per me e la consapevolezza di aver lasciato il segno. Un anno irripetibile culminato con cinque vittorie consecutive, la coppa di specialità e la grande gioia di aver vinto una gara in Italia in una delle piste da slalom tra le più belle del mondo.

E quanto sarà importante per i nostri atleti il sostegno del pubblico? E quanto sono importanti le Olimpiadi rispetto alla Coppa del Mondo, avresti barattato le tue undici vittorie in slalom per l’oro a Torino?

Di sicuro non avrei barattato le mie undici vittorie per un oro olimpico, sarei stato ricordato come uno che a caso ha vinto un’Olimpiade e sarebbe stata una magra consolazione per un temperamento come il mio che ha sempre gareggiato per vincere. Poi a Cortina ci saranno solo quattro atleti per nazione mentre le mie vittorie le ho ottenute su piste difficili e contro tutti i migliori della specialità. Ci sarà ovviamente più pressione sui nostri ragazzi, ma anche una incredibile motivazione perché le Olimpiadi in casa non capitano mica tutti i giorni, il quarto posto non conta nulla e non avendo niente da perdere bisognerà dare il massimo senza pensarci troppo. Come tutte le gare di un giorno vanno viste dalla giusta prospettiva, ma di sicuro è molto più difficile e gratificante vincere undici gare di Coppa.

I tuoi inizi, come nasce Giorgio Rocca slalomista? Era quello che avresti sempre voluto fare?

Sono del Leone, ho sempre avuto un carattere a cui perdere non piace e da solo ho trovato le motivazioni per diventare quello che sono stato perché quando sei al cancelletto nessuno può dirti cosa devi fare. Tanto cuore, tanta fatica, tanta dedizione e tante rinunce, che a me non son pesate per nulla, per raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissato. Non ero un talento naturale, mi son dovuto costruire con tanto allenamento, tanta determinazione e quella fame di vittoria che deve essere il sale di ogni atleta competitivo. Vedo che oggi le nuove generazioni fanno più fatica in tal senso, si accontentano del compitino forse perché hanno troppe distrazioni che ai nostri tempi non c’erano. A diciassette anni ero bravino anche in discesa con tanto di bronzo in combinata ai mondiali di Bormio, poi alla fine degli anni novanta son cambiati i materiali e ho dovuto riadattarmi ad una nuova tecnica di sciata con Claudio Ravetto focalizzandomi più sullo slalom e da li ho cominciato con i primi podi tra i pali stretti, anche se in gigante sono riuscito a prendermi delle belle soddisfazioni.

Hai smesso di gareggiare quasi sedici anni fa, poi hai iniziato una nuova fase diventando un grande imprenditore. Che progetti stai portando avanti con la tua accademia?

Appena ho smesso di gareggiare ho pensato di mettere a disposizione la mia passione e il mio legame con la neve per chi ha voglia di migliorarsi e non solo di accontentarsi della semplice lezione con un maestro di sci. L’ospite è sacro e le sue aspettative sono e devono essere al centro del nostro progetto, ci sono sia le scuole sci canoniche dislocate a St. Mortiz e poi la parte corporate per famiglie o per le aziende che vogliono sciare con la legend, o il sottoscritto e tutta una serie di campioni ex atleti di vertice, che coinvolge un bel numero di addetti, per fare un esempio siamo arrivati ad avere la Vonn, quando non sciava, Dider Cuche, Ghedina, Blardone e tanti altri grandi nomi. A seconda del tipo di richiesta GR Mountains mette a disposizione una serie di servizi tarati a seconda del fabbisogno dei nostri clienti, un’agenzia con una mentalità imprenditoriale a tutto tondo che mi occupa a tempo pieno. Un modo per me di vivere attivamente il presente non ragionando solo sul passato da ex atleta di vertice.

La crisi di risultati dello sci alpino maschile, da dove nasce e come se ne esce? Problema tecnico o mancanza di attitudine al sacrificio delle nuove generazioni?

Certamente lo sci non è uno sport accessibile a tutte le famiglie, sotto un certo reddito è quasi impossibile praticarlo ad alto livello e un ragazzo povero non diventerà sicuramente un campione. Dall’altra parte c’è da dire che le Istituzioni scolastiche e sportive sono ancora troppo poco premianti, chi fa sport non è ancora ben visto anche se qualcosina si sta muovendo in tal senso. Ho dei ragazzi che vengono il venerdì in montagna saltando la scuola perché fanno un’attività agonistica continuativa, un piccolo passo verso un’apertura e un cambio di cultura che però è ancora lontano perché chi fa sport deve avere il tempo per potersi dedicare venendo incentivato dalle istituzioni. Tra i dodici e i diciassette anni le famiglie sono quasi obbligate a scegliere tra lo sport e lo studio, un meccanismo sbagliato che fa disperdere diversi talenti nonostante il Covid ci abbia insegnato l’importanza dello sport e dell’aggregazione anche come fenomeno sociale. A quanto detto aggiungiamo che i nostri ragazzi di oggi hanno tante, troppe, distrazioni e che si accontentino molto di più di noi di qualche generazione fa, non hanno quella fame e quelle motivazioni che avevamo noi e questo si ripercuote ovviamente e soprattutto ad alto livello.

La tua più grande gioia, c’è un momento o un aneddoto a cui sei particolarmente legato e al quale ogni tanti ripensi? La delusione più grande?

Il giuramento è stato di sicuro un momento memorabile, avere la stima e il riconoscimento della propria Nazione è qualcosa che ti rende di sicuro orgoglioso, poi tutte le vittorie hanno un sapore speciale e ti ripagano di tutti i sacrifici fatti. La delusione più grande è ovviamente l’Olimpiade di Torino, ci arrivavo da favorito, stavo sciando alla grande e correvo in casa per la mia Nazione, sono passati vent’anni ed ancora faccio fatica a deglutire quando ci ripenso, anche la Coppa di specialità vinta quello stesso anno l’avrei barattata per quell’oro olimpico, ma questo sport è fatto così è una disciplina come lo slalom ha nel suo Dna quella componente casuale e imprevedibile che può regalarti le più grandi gioie o le più crudeli amarezze.

Problema sicurezza, tornato purtroppo di attualità con la tragedia di quest’estate. Problema irrisolvibile? Lo sci è uno sport che ha dei rischi genetici con i quali bisogna convivere?

Una sfortuna pazzesca, son morti due ragazzi giovanissimi nello stesso anno e questa è la prova concreta del fatto che questo sport ha delle variabili potenzialmente pericolose, ci sono anche delle responsabilità legate alla sicurezza che si possono e si devono accertare per migliorare. Anche gli atleti, a prescindere dal livello di vertice o meno, devono prestare più attenzione e concentrazione perché con un paio di sci sotto i piedi l’infortunio o l’incidente grave è sempre dietro l’angolo. Ovviamente non si può cancellare la Discesa Libera e farla sparire dai calendari, purtroppo certezze o ricette assolute non esistono e chi fa questo mestiere ha già messo in preventivo il rischio di cadere e di potersi potenzialmente far male. Poi ci si può anche risollevare da una situazione grave, pensiamo a Kilde per esempio, sembrava mezzo morto ed oggi è tornato in pista a gareggiare con la passione e la determinazione di sempre.

Il mondo del Circo Bianco: sana rivalità, valori condivisi e tanta passione, zero polemiche e rispetto per gli avversari. Sto esagerando o la realtà che traspare è proprio questa?

La realtà è proprio questa, se sei un atleta di vertice corri sempre per vincere e per migliorare te stesso e non stai li a guardare se hai perso o vinto per un centesimo. Atteggiamento positivo e ricerca della migliore performance a cui si uniscono i valori della montagna fatta di gente seria dove vige un grande rispetto per la fatica e i tanti sacrifici che gli atleti fanno. Essere umili è un marchio di fabbrica di chi lavora per esprimersi al massimo, tempo per le polemiche o per denigrare l’avversario sono in antitesi coi valori del circo bianco, un mondo in cui si fanno i complimenti a chi ha vinto ragionando su come batterlo la prossima volta.

Per chiudere, hai deciso cosa vuoi fare da grande? Hai altri progetti a cui vorrai dedicarti? Hai mai pensato di poter allenare le nuove generazioni?

Senz’altro continuare su questa strada con passione e serietà, essere da esempio per la mia famiglia e sentirsi orgoglioso di essere padre di quattro figli a cui ha insegnato determinati valori. Magari averne uno che segua le ombre paterne nella gestione di attività, ma la cosa importante è essere un buon padre che dedica il suo tempo nel crescerli sani e spero felici di quello che decideranno di intraprendere. Sarei un pessimo tecnico perché sono stato troppo esigente con me stesso e avrei fatto altrettanto nell’allenare i giovani, per ora il discorso non è nelle mie priorità anche se un giorno se venisse, faccio un esempio, la Vonn a dirmi che vuole che la prepari per le Olimpiadi di Cortina certamente non mi tirerei indietro. La verità è che adesso ho tanto da fare, per cui voglio continuare nel mio lavoro e migliorarlo rendendo quest’attività ancora più attrattiva e fruibile per ogni tipo di clientela.