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A tu per tu con Christof Innerhofer: Come si diventa Winnerhofer

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A tu per tu con Christof Innerhofer: Come si diventa Winnerhofer

Ragionando a mente fredda sulla stagione invernale di Sci alpino appena conclusasi il dato che emerge inequivocabile è la certezza sull’affidabilità degli atleti della vecchia guardia che anno dopo anno, come un buon vino, migliorano o mantengono intatta la loro immutata competitività. La crisi nelle discipline tecniche è ormai consolidata mentre nelle discipline veloci la continuità di rendimento è stata garantita dall’accoppiata Paris-Innerhofer autori di una stagione di livello assoluto. Con tre podi, un quarto e un quinto posto e diversi piazzamenti nei dieci il trentaquattrenne Christof Innerhofer ha dimostrato chiaramente, dopo dodici stagioni in Coppa del Mondo, il suo attuale standard qualitativo frutto di una forza mentale e fisica che, affiancati al suo immenso talento, resiste negli anni malgrado i diversi infortuni  che ne hanno scandito la carriera. Nonostante le due medaglie olimpiche, le tre ai mondiali e i diciotto podi in coppa del mondo Christof conserva intatto l’entusiasmo per questo sport come e più di un ragazzino, è pronto per affrontare nuovi traguardi e continuare a lottare per vincere. Abbiamo avuto il piacere di contattarlo durante la riabilitazione dovuta al recente rottura del crociato sinistro agli assoluti italiani di Cortina, con la consapevolezza che Inner farà di tutto per tornare più forte e competitivo di prima.

Buongiorno Christof, partiamo dalla stagione appena terminata. Ottimi risultati e grandissima competitività a trentaquattro anni compiuti. Qual è il segreto della tua longevità?

Partiamo dal fatto che io non mi sento assolutamente vecchio, mi sento ancora come se avessi venticinque anni. Ho ancora voglia di mettermi in gioco perché lo sci è la mia passione, amo lo sport e la competizione e ho ancora voglia di vincere e vivere ancora le emozioni uniche di questo sport. Quando sei giovane dai tutto per scontato, alla mia età apprezzi tutto di più perché è il frutto degli avvenimenti belli e brutti che hanno segnato il mio percorso da atleta. Magari sarà difficile smettere, ma per ora mi concentro sul mio recupero e sul tornare in forma per la prossima stagione.

Allargando il discorso al movimento italiano. Manca un ricambio adeguato, quali sono secondo te le cause principali. Perché non ci sono giovani di livello?

Hai assolutamente ragione, se ricordo i talenti della mia generazione come Fill, Paris, Staudacher, Rocca, Blardone, Moelgg eravamo tutti competitivi già a ventidue anni con risultati di prestigio in Coppa del Mondo. Eravamo i primi a salire in pista durante gli allenamenti e gli ultimi a scendere, oggi mi sa che accade il contrario e i risultati ovviamente non arrivano. Certo il mondo è cambiato, ma se ricordo la mia adolescenza si stava all’aperto e si praticava lo sport come divertimento è gioia di vivere. Oggi è diverso e si cresce in maniera più comoda e con meno voglia di sacrificarsi, se a questo aggiungiamo le distrazioni infinite di social e web la situazione giovanile è molto più complessa.  

Sei in pista da tante stagioni. Com’è cambiato lo sci alpino in questi ultimi anni?

Son cambiate tante cose, ma nell’ambito delle mie discipline purtroppo le piste sono diventate più lente e  angolate  per motivi di sicurezza. A mio avviso la discesa e il super G devono avere le loro velocità e le loro difficoltà tecniche altrimenti si appiattiscono i valori e cala l’adrenalina.  Per quanti riguarda i materiali di sicuro gli sci odierni sono più performanti e stabili e da ciò consegue che gli atleti devono essere in grado di sciare con tecniche diverse.

Le vostre performance  si sviluppano in pochi minuti condensati in quattro mesi all’anno, questo richiede una grande concentrazione fisica e mentale. Come gestisci la fase di preparazione?

Sicuramente i tempi e i calendari attuali fanno che si che una stagione si svolga a ritmi così frenetici che a volte arrivi a marzo senza nemmeno accorgertene. Questo si traduce nelle prestazioni, a volte due gare storte ti fanno arrivare a dicembre senza risultati e questo può incidere sul morale. E’ qui che conta l’esperienza e il saper gestire nei giorni precedenti una gara le proprie energie fisiche e mentali per arrivare al top al cancelletto. Personalmente preferisco dare tutto e rischiare per vincere piuttosto che accontentarmi di un piazzamento nei dieci sciando in sicurezza.

Nel Circo Bianco si gioca pulito? Lo sci è uno sport sano?

Credo proprio di sì, io non ho mai sentito nel nostro ambiente qualcuno parlare di doping o proporsi in maniera subdola. Siamo una famiglia che si muove i giro per il mondo e i nostri valori, per nostra fortuna, sono quelli sani della competizione sportiva.

Ne hai vissute tante. La tua più grande gioia e la tua più cocente delusione.

Il ricordo più bello è la medaglia d’argento olimpica di Sochi nel 2014, è stato l’ultimo tassello che mancava alla mia carriera e raggiungerlo mi ha riempito di gioia. Una cosa che invece non mi è andata proprio giù e il quarto posto ai mondiali di Val d’Isère, stavo già pregustando la mia prima medaglia iridata e sono sceso giù dal podio verso la fine per cinque centesimi, ma mi sono rifatto dopo e va benissimo lo stesso.

Come si diventa Innerhofer? Come hai iniziato e in che modo ti ha supportato la tua famiglia?

Si diventa Innerhofer innanzitutto con una famiglia solida che ti insegna e ti educa ai valori sani della vita e dello sport. Poi ognuno ci mette del suo: la voglia di crescere, la grinta, la determinazione e tutto questo ti porta a fare una scelta che io avevo già chiara in testa da adolescente. Poi le motivazioni, la voglia di vincere e di competere ti permetteno di superare anche le delusioni e momenti di difficoltà legati a infortuni o mancanza di risultati. E’ un insieme di fattori legati alla genetica e alle proprie esperienza di vita, ma sicuramente le linee guida dell’habitat familiare hanno un ruolo decisivo.

Se potessi decidere, cosa cambieresti nell’attuale regolamento internazionale? Cos’è che non ti piace?

Non sono un grande tifoso dei paralleli che hanno preso piede in questi anni, non è assolutamente equiparabile ad una gara a di slalom o gigante normali. Se avessi la bacchetta magica abolirei immediatamente il Team Event, una gara inutile che addirittura assegna medaglie anche alle riserve, cosa inconcepibile e contraria ai principi dello sport. Sono entrambi eventi poco spettacolari e che sviliscono il valore assoluto delle altre gare, non rendendo giustizia agli atleti. E poi i sorteggi dei pettorali nelle discipline veloci è da modificare, per fortuna sembra che in tal senso ci sarà un cambiamento frutto di una mia proposta che è stata accolta e condivisa dalle più importanti federazioni.

Chiudiamo con un messaggio ai giovani. Avvicinatevi a questo sport e lasciate a casa gli smartphone?

E’ difficile sintetizzarlo in poche parole, ma posso dire per la mia esperienza che fare l’atleta è la cosa più bella del mondo. Puoi allenarti come vuoi, quando vuoi e dove vuoi, sei tu il capo di stesso e puoi vivere momenti unici e incredibili provando un’adrenalina che solo questo sport pieno di dinamismo e velocità  riesce a darti. I sacrifici? Vivere sano, divertirsi facendo qualcosa che ti piace sono già motivi validi di per se e le rinunce non sono così drastiche come possono sembrare, basta sapersi gestire conoscendo i propri limiti.  Riflettete su questo e trovate l’entusiasmo, le giuste motivazioni e fissatevi degli obiettivi lavorando duro perché ne vale davvero la pena.

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Fabio Bandiera
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