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5 motivi per cui la stagione di Maurizio Sarri al Chelsea è da incorniciare

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5 motivi per cui la stagione di Maurizio Sarri al Chelsea è da incorniciare

Il tecnico toscano ha svolto un egregio lavoro sulla panchina dei Blues, lo dicono i fatti.

Il mestiere di allenatore è precario per antonomasia, ma al Chelsea lo è ancor di più. Il destino di ogni tecnico che si accasa al club londinese riserva spesso sorprese sgradite, è un luogo in cui per guadagnarsi la fiducia di dirigenti e tifosi spesso non bastano il merito e i buoni risultati. Esistono 5 validi motivi che comprovano la grande stagione di Maurizio Sarri sulla panchina dei Blues, la prima dopo l’entusiasmante parentesi napoletana.

1 – La finale di Europa League

Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova, diceva Agatha Christie. Non a caso la conquista della finale di Europa League 2018/2019 è un evento unico nella storia del Chelsea e per Sarri: l’allenatore italiano è il primo della storia del club a raggiungere il traguardo senza essere subentrato a stagione in corso. Il nome di Maurizio Sarri comparirebbe nell’elenco dei vincitori di Europa League se i Blues batteranno l’Arsenal nella finale di Baku, prevista per mercoledì 29 Maggio. Le precedenti tre finali europee dei Blues sono sempre state raggiunte da tecnici subentrati a dei predecessori. Il primo caso riguarda Avram Grant, il sostituto di Josè Mourinho che fu licenziato nel settembre del 2007.

Grant non riuscì a vincere la finale di Champions League a Mosca contro il Manchester United, vittorioso ai rigori. Nel 2012 la lotteria dei rigori favorì il club londinese contro il Bayern Monaco e Roberto Di Matteo entrò nella storia del club londinese alzando al cielo l’ambito trofeo. Il tecnico italiano subentrò in punta di piedi a Villas Boas, giovane rampante di quel periodo che dopo l’Europa League del 2011 conquistata col Porto rovinò la sua reputazione di allenatore con risultati piuttosto deludenti rispetto alle aspettative. L’avventura di Di Matteo durò poco nonostante il risultato storico: nella stagione successiva fu licenziato dal club per far posto a Rafael Benitez che vinse con i Blues la finale di Europa League contro il Benfica.

2 – Il terzo posto in Premier League

Alla luce del terzo posto conquistato in Premier League alle spalle del duo imprendibile formato da Manchester City e Liverpool, una finale di Coppa di Lega persa solo ai rigori contro i Citizens e una di Europa League in cui i Blues avranno l’opportunità di ambire a un trofeo continentale, si può sostenere che la stagione di mister Sarri al Chelsea meriti un 8 in pagella. Il piazzamento nel campionato inglese è un risultato da non sottovalutare anche perché è stato centrato al primo colpo, senza il minimo rodaggio. Dopo una partenza a razzo in Premier League (è stato il primo allenatore nella storia del campionato inglese a non aver mai perso nelle prime dodici giornate di campionato) Sarri ha saputo mantenere un rendimento costante, resistendo alle critiche e alla pressione, che ha permesso al Chelsea di rientrare nell’Europa che conta, arrivando dietro solo a squadre più forti e complete come Manchester City e Liverpool e davanti al Tottenham, anch’essa insieme ai Reds finalista di Champions League.

3 – Ha retto la pressione mediatica e ha smentito due leggende metropolitane

 L’uomo del 4-3-3, della velocità e delle verticalizzazioni offensive ha plasmato la squadra e ha smentito una leggenda metropolitana mettendo a tacere i detrattori più feroci che da sempre lo rimproveravano di non riuscire a dare il massimo nelle coppe ad eliminazione diretta. A Baku il Chelsea di Sarri giocherà la sua 63esima partita in stagione, un numero impressionante che avrebbe potuto logorare qualsiasi formazione. Un altro tema utilizzato dai critici del Sarrismo riguardava lo scarso turn over che l’allenatore in tuta adottava per le sue squadre. Un’opinione smentita dai fatti in quest’annata perché Sarri ha operato molti cambi di formazione nelle partite ufficiali giocate dal Chelsea, dimostrando di non essere un rigido teorico o un tecnico poco duttile. Sarri ha, inoltre, saputo sopportare la pressione mediatica, particolarmente feroce in Inghilterra, ha risposto con i risultati sul campo ed è stato in grado di districarsi magnificamente in un ambiente esigente come quello del Chelsea.

4 – Perché il Chelsea dovrebbe tenerlo

Sarri ha le motivazioni giuste per restare al Chelsea, lo ha confermato più volte durante le ultime interviste. Conosce la rosa che sarà la stessa anche il prossimo anno, un dettaglio importante per un club che probabilmente non potrà operare nel calciomercato fino al 2020 a causa della sanzione imposta dall’Uefa. Un’altra stagione sulla panchina dei londinesi permetterebbe al tecnico italiano di far assimilare meglio ai giocatori i dettami del suo calcio. La sua conferma, inoltre, gli darebbe l’opportunità di poter giocare la Champions League con una squadra collaudata e di alto livello, differentemente dall’esperienza di Napoli.

5 – Perché i grandi club lo vogliono

Se Milan, Juventus e Roma hanno pensato o pensano di affidare la guida della squadra a un tecnico come Maurizio Sarri non è un caso. Sono pochi gli allenatori in Europa capaci di attirare le attenzioni di un gruppo di grandi club e Sarri rientra tra questi. E’ un tecnico capace di valorizzare i calciatori, come Koulibaly al Napoli e Loftus-Cheek nel Chelsea, e in questo periodo storico è uno dei pochi uomini giusti al posto giusto, in un calcio che si evolve verso nuovi orizzonti tattici.

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Antonio D Avanzo
A cura di

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