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21 Thunder: se la conosci la eviti

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Dopo le, per ora, tre stagioni della godibile Club de Cuervos, serie originale Netflix dedicata al calcio, la sempre più potente “entertainment company” di Los Gatos in California ha recentemente riprovato ad occuparsi del mondo del pallone presentando in Italia a inizio marzo 21 Thunder, serie canadese prodotta da CBC Television in otto episodi di una cinquantina di minuti. Visto che serie tv legate allo sport e nello specifico al calcio non ne vengono prodotte molte, ho provveduto subito alla visione del primo episodio e devo dire  di averlo finito a fatica e di aver deciso di non stare a perdere tempo con il secondo.

Tanto è ironica, innovativa e delicata Club de Cuervos che affronta argomenti della vita anche drammatici senza farli pesare e strappando un sorriso pur facendo riflettere, tanto  21 Thunder è una raccolta di luoghi comuni e vicende già viste. Dunque siamo a Montreal e i Thunder si stanno preparando a un campionato nord americano under 21 quando nel ritiro della squadra la proprietaria impone al coach di assumere una calciatrice appena ritiratasi dall’attività tra gli assistenti, lui non la vuole, brutto maschilista, ma deve far buon viso a cattivo gioco e la ragazza, che naturalmente somiglia molto più a una modella che a una sportiva, arriva tra le velate risatine dei giovani calciatori in ritiro.

Contemporaneamente in Africa, con scorta armata e aggirando blocchi dei guerriglieri, un dubbio talent scout ingaggia per i Thunder una giovane promessa che gioca sulla sabbia dentro un campo profughi, talmente bene che si deve farlo firmare in fretta prima che arrivino gli emissari di Real Madrid, Barcellona e altri nomi di quel livello, meno rapidi ed esperti del procuratore che lavora per il Montreal nel superare i posti di blocco dei rivoltosi. Il giovane firma a condizione di poter portar con se il fratello minore, ma in realtà si scoprirà subito che poco gli importa dei Thunder, vuole andare in Canada per compiere una vendetta contro non si sa chi che ha fatto del male al padre.

Intanto apprendiamo che la calciatrice che sembra una modella si è ritirata ed è tornata a Montreal per star vicina alla madre con l’alzheimer e che il che il centravanti già in forza alla squadra ha il padre in carcere e da ragazzo, ma ha 21 anni quindi sostanzialmente ieri, faceva parte di una banda giovanile. Guarda caso, dopo una cena di squadra,  incontra in un locale notturno i vecchi amici della gang, il cui capo, e c’è quasi da non crederci, è stato appena rilasciato dalla stessa prigione dove è detenuto suo padre! Allora il nostro spedisce a casa la patinatissima fidanzata, che gli raccomanda di non far troppo tardi perché l’indomani ha la prima di campionato, e segue i vecchi compagni per una rimpatriata, ma, diretti al bar dove erano soliti radunarsi si fermano lungo la strada a casa di un haitiano che deve dei soldi al capo gang. Entrano, portandosi dietro il riluttante centravanti che ha cambiato vita e, mi verrebbe da scrivere mah toh ma IGP è un magazine serio e impegnato quindi evito, dopo una lite il debitore viene accoppato a pistolettate. Tutti fuggono e l’intrepido centravanti riesce a raggiungere indenne il letto della fidanzata che si complimenta pure con lui per non aver fatto troppo tardi. Credo sia inutile continuare.

Insomma, serie Tv sul calcio ce ne sono veramente poche, pur offrendo a mio avviso l’argomento molte possibilità, ma di questo 21 Thunder se ne poteva tranquillamente fare a meno e credo mi perdonerete se non sto a vedere le altre sette puntate per darvi una recensione più completa, anzi a dir la verità non ho nemmeno finito di raccontare la prima, dove, negli ultimi dieci minuti, succedono ancora diverse cose ovvie: viene giocata  la prima partita di campionato vinta 2-1 grazie a un gol della giovane promessa africana entrata nel secondo tempo al posto del nostro centravanti distratto dall’omicidio ad esempio. E anche i vecchi amici della gang conservano il video del delitto in cui si vede il nostro eroico ma sfigatissimo centravanti, e lo usano per ricattarlo imponendogli di portare una partita di droga dal Canada agli Usa in occasione della seconda di campionato…

Francesco Beltrami nasce 55 anni fa a Laveno sulle sponde del Lago Maggiore per trasferirsi nel 2007 a Gozzano su quelle del Cusio. Giornalista, senza tessera perché allergico a ogni schema e inquadramento, festeggerà nel 2020 i trent'anni dal suo primo articolo. Oltre a raccontare lo sport è stato anche atleta, scarsissimo, in diverse discipline e dirigente in molte società. È anche, forse sopratutto, uno storico dello sport, autore di diversi libri che autoproduce completamente. Ha intenzione di fondare un premio giornalistico per autoassegnarselo visto che vuol vincerne uno e nessuno glielo da.

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